Abbiamo approfittato della fugace e purtroppo, casuale presenza di Cristian "Crischiai" Daghio in Italia, dovuta al bisogno di accompagnare un giovane atleta tailandese del camp dove si allena, chiamato per un tour di stages di due mesi nel nostro Paese, per porgli 10 domande e fare felici tutti quelli che lo conoscono e gli appassionati di Muay Thai in genere.
1)
Dato che, solo dopo aver conquistato la corona iridata di Muay Thai nella WAKO,
hai deciso di trasferirti stabilmente in Tailandia
come ti sei trovato
da "campione mondiale"... ad allenarti e combattere in questo paese?
Naturalmente sapendo a cosa andavo incontro, ho semplicemente dimenticato di
esserlo
considerandolo solo un buon pre-requisito per iniziare a fare
le cose serie
sul serio e mi sono sempre astenuto dal dirlo ove non ce
ne fosse stato bisogno, ma non per modestia o per vergogna
L'obiettivo
WAKO ha significato molto per la mia autostima e crescita interiore
gli
sarò sempre grato! Questo è tutto un altro mondo, altri livelli
tecnici, atletici e spirituali. Per poter tentare di divenire come loro, ho
cercato di vivere come un thai
"con" questi, mischiandomi ad
essi e cercando di farmi considerare come uno di loro, farmi accettare e conoscere
per quello che sono! Vivo nel " Pedh Rung Rang boxing camp" di Pattaya,
come tutti gli altri boxers. Questa, ritengo sia una delle prime cose per poter
imparare la vera Muay thai
l'umiltà! In Tailandia ho disputato
oltre 30 incontri
i primi ai "boxing bars", poi allo stadio
di Pattaya e cittadine della zona
tutti considerati periferici rispetto
a quelli di Bang Kok i quali invece, erano il mio vero obiettivo da raggiungere.
Invece che continuare solamente a sognarlo e parlarne come tanti altri
ho iniziato a lavorare umilmente e con tenacia per tentare di riuscirci! I primi
incontri sono stati molto difficili per il diverso modo di combattere dei thai.
Qui vengono premiati solo i colpi precisi e potenti, inoltre i pugni ed i low
kicks non sono molto apprezzati come in Europa, poi ci sono le gomitate
ho dovuto farmi "aprire" otto volte, prima di diventare sufficientemente
abile da evitarlo! Al camp non ci possiamo allenare con i gomiti
quindi
si impara negli stadi. Inoltre i giudici thai, osservano e valutano anche il
comportamento dell'atleta sul ring, chi accusa i colpi, chi indietreggia, chi
si risparmia
viene penalizzato(dicono che ha il cuore piccolo). Chi anche
in difficoltà, continua a combattere stoicamente, viene premiato (dicono
che ha il cuore grande).
2) Visto che conosci entrambi gli ambienti, potresti
illustrarci brevemente le più sostanziali differenze e particolarità
tra l'ambiente della Muay Thai nel nostro paese e quello tailandese?
Guardando all'ambiente italiano da questo privilegiato punto di osservazione,
direi che non ci sono ancora atleti a livelli professionistici. L'ambiente và
di pari passo ed a questo
si adeguano gli atleti che vi nascono e crescono,
si crea così una specie di circolo vizioso difficile da spezzare. L'Italia,
pur avendo iniziato poco dopo la Francia e l'Olanda, ma prima ancora della Bielorussia
e tanti altri
a differenza di questi paesi, noi non abbiamo inviato atleti
in Tailandia a professionalizzarsi e specializzarsi seriamente. Gli italiani
che lo hanno fatto, sono stati spinti da iniziativa personale
ma senza
una guida seria, motivante e pianificante, sono finiti a fare qualche combattimento
ai boxing bars per fermarsi subito dopo, pensando di aver già fatto grandi
cose, forse per il fatto che gli altri connazionali non erano andati oltre.
Spero tanto che con il mio esempio, possa iniziare l'interrompersi di questa
consuetudine e che gli avventurosi più intraprendenti trovino maggiore
stimolo per emularmi, fino a divenire migliori di me. Ci conto molto e farò
di tutto per aiutare chiunque voglia provarci!
3) Oltre a quella italiana e tailandese, quali altre
esperienze internazionali hai attraversato nella tua carriera?
Con i campionati WAKO e IAMTF, oltre che per sporadici incontri professionistici
con la WKA e WPKA, ho avuto modo di combattere e quindi allenarmi e conoscere,
seppur sommariamente, le realtà sportive di paesi europei come la Spagna,
Francia, Austria, Olanda e dei paesi dell'est come: Ungheria, Bielorussia, Russia,
Lituania ecc. Ho potuto osservare che: mentre nei paesi europei si è
sviluppata una propria visione ed interpretazione della Muay Thai, portando
a dire e a far credere che esistono due tipi di Thai boxe; quello tailandese
e quello europeo
In quelli dell'est invece, si è cercato di importare
la Muay Thai originale. Fra questi, ritengo che la Bielorussia sia quello che
ha meglio saputo importare, interpretare ed adattare alla propria conformazione
fisica e sotto tutti gli aspetti, la vera Muay Thai. Ho trascorso per questo,
un periodo di pochi mesi ad allenarmi al "Kick Fight Gym" di Minsk
con i loro campioni, imparando molto anche da loro. Devo anche dire però,
che da anni e continuamente, nei camps di Pattaya c'è sempre la presenza
a rotazione, di un gruppo di atleti bielorussi ad allenarsi.
4) Quale potrebbe essere secondo te la strada percorribile
dagli appassionati italiani per una corretta comprensione dello spirito della
Muay Thai?
Venire spesso in Tailandia, ma non come turista
per lavorare ed allenarsi
seriamente, misurando i progressi e stimolati da questi a rimanere sempre più
a lungo. Naturalmente armarsi e riempirsi di umiltà, pronti ad imparare
tanto anche da ragazzini di 16 anni che qui molto spesso hanno già un
centinaio di incontri ed esperienza da vendere e, dato che nei camps ognuno
insegna a quelli di un livello inferiore, degna dei migliori insegnanti italiani
se non superiore (senza voler niente togliere alla serietà di molti di
essi)
5) In Italia, sei legato a qualche federazione?
Sono un campione della WAKO e come sopradetto ne ho grande rispetto e gratitudine.
In Italia questa, riconosce la FIKeDA, quindi ho maggiori e continui contatti
con questa sigla. Ho saputo che ultimamente è stata riconosciuta e associata
al CONI tramite la FPI
una grande cosa, complimenti ed auguri quindi
!
Sono comunque disposto e favorevole a lavorare con chiunque altro dimostri serietà
di intenti, passione e volontà di fare, per il bene della Muay Thai in
generale. Questo non conosce sigle e tutti si ergono a suoi paladini, ma se
lo volessero sinceramente, esisterebbe una sola sigla federale e le cose forse,
andrebbero meglio già da tempo.
6) Come ti mantieni in Tailandia?
Ho iniziato a venire periodicamente in Tailandia fin dal "93" e per
periodi sempre più lunghi. Ho imparato da persone amiche molte cose del
loro modo di vivere, il quale non ha assolutamente bisogno di molti soldi. Dopo
la conquista del mondiale WAKO ho voluto provare a viverci con i proventi degli
incontri
sono ormai due anni che ci riesco sempre meglio. Io ho sempre
minor necessità di generi voluttuari e le mie "borse" sono
cresciute considerevolmente (nei primi match prendevo mille bath, cioè
25dei nuovi Euro). Inoltre nel camp sono trattato come un figlio ed ho una amicizia
"fraterna" con NU Visnuchai Pedh Rung Rang (il mio allenatore) figlio
del padrone del camp ed a cui è succeduto nell'incarico. Lui stesso ex
atleta, allenato dal padre e "campione" del "lumpinee boxing
stadium" di Bang Kok nell'89 a soli 16 anni!
7) Parlaci del match del Lumpinee e del tuo avversario
naturalmente.
"Pec Rung Reung" è un avversario ragguardevole, tutti mi davano
per "spacciato" prima del match, arrivando ad essere quotato per 5
a 1 nelle scommesse, che qua non sono clandestine ma consuete ed insite nella
loro cultura e tradizione. Proviene dal "Gaew Samlit Boxing Camp",
uno dei più titolati di Bang Kok, dove anche Mrs. Song Chiai Latanasuban
tiene molti dei suoi pugili ad allenarsi. La differenza tra gli stadi di Bang
Kok e quelli di provincia si è notata subito. Qui ci sono atleti più
veloci, tecnici, potenti e preparatissimi atleticamente, i migliori! Gli stadi
della capitale infatti, sono il punto di arrivo per tutti i pugili tailandesi
e segnale di successo, tanto è vero che quando calano le loro performances
e vengono dirottati verso stadi periferici
si dice sia il segnale che
decreta l'inizio della fine
della loro carriera sportiva.
8) La tua intenzione è di tornare presto a vivere
in Italia o la Tailandia è divenuta ormai la tua patria adottiva?
Sicuramente, anche quando finirò la mia carriera di boxer professionista,
avrei intenzione di continuare a vivere in questo paese, che mi ha dato tante
soddisfazioni. Inoltre la grande amicizia che mi lega alla famiglia Pedh Rung
Rang, mi fa sentire a casa mia e ben accetto. Preferirei quindi continuare a
vivere qui, magari lavorando per il mio paese e tornando in Italia solo per
le vacanze o per combattere. Già adesso ho iniziato a farlo, organizzando
e promuovendo viaggi studio nel camp dove vivo ed inviando in Italia, a chi
ne faccia richiesta, atleti thai per stages e combattimenti. Questa potrebbe
essere una attività che mi consentirebbe di continuare a mantenermi qua
anche a carriera conclusa e mi sto attivando per potenziarla, assieme ad amici
appassionati italiani.
9)
Progetti futuri?
Dopo l'incontro al Lumpinee ed il ricevimento ufficiale all'ambasciata italiana
di Bang Kok, sono stato contattato da Mrs. Song Chai Latanasuban per un eventuale
primo incontro anche al "Ratchadamnern Boxino stadium", cosa che mi
consentirebbe di aprire una breccia anche li, come primo italiano a calcarne
il ring
ma la cosa più importante è che io non rimanga l'unico!
Se riuscissi ad avverare anche questo sogno
mi rimarrebbe solo il più
ambito: combattere nel torneo annuale per il compleanno del re!
10) Permettici una morbosa curiosità: come sono
i tecnici tailandesi all'angolo?
Strana domanda
la cosa è soggettiva, il mio (NU) rimane seduto
al suo posto osservando l'incontro in silenzio ed intervenendo solo nell'intervallo
per dirmi pacatamente dove ho sbagliato e che cosa devo fare per evitarlo o
per conformarmi all'avversario. Personalmente è una cosa che apprezzo
molto perché mi calma e trasferisce la necessaria sicurezza per continuare
bene l'incontro e portarlo a buon fine. Inoltre mi permette di comprendere meglio
ciò che mi chiede di fare. Ce ne sono anche di quelli che incitano l'atleta
ad alta voce come da noi o forse più, ma tutti guardano solo ciò
che fa il proprio atleta e non polemizzano per le eventuali scorrettezza o ritenute
tali, dell'altro. Quando un atleta perde, è solo per propria colpa, deve
allenarsi di più e migliorare
mai si imputa la causa all'arbitro,
oppure a dei giudici incompetenti, o causa scorrettezze dell'avversario. Grandissimo
rispetto per tutti quindi, ma soprattutto per se stessi! Una volta ho assistito
ad un match nello stadio di Pattaya in cui i secondi dell'atleta vincente (data
la notevole differenza tecnica) hanno schernito l'angolo opposto con un termine
thai: "MU"; che in italiano potrebbe suonare come; "incompetenti"
o "inetti"! Solitamente si usa quando si compete vincendo facilmente
e senza impegnarsi troppo! Ebbene, pur essendo già stato proclamato il
verdetto e prontamente liberato il ring
sono stati richiamati i secondi
e redarguiti pubblicamente, dopodiché invitati al microfono per presentare
le scuse all'angolo avversario, agli organizzatori ed al pubblico
grande
prova di civiltà e correttezza sportiva, che forse noi ancora non abbiamo
o forse abbiamo perso, chissà!. Qualunque sia il livello, lo svolgersi
o l'esito dell'incontro .. c'è in generale, un profondo rispetto e stima
per "l'uomo" che sale sul ring e che combatte al massimo delle proprie
potenzialità con coraggio e determinazione.
E. MAIL: crischiai@yahoo.it
leggi il mio articolo sulla thailandia
Guarda il mio video di come mi alleno video (1 Mg)
Pubblicato venerdi 29/19/2002 ore 9:05 statidtiche per gli sponsors
Dite la vostra nella sezione FORUM di questo Portale!