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ALLA
SCOPERTA DELLA TAILANDIA
Si susseguono i viaggi di connazionali in questo fantastico Pese per
allenarsi, combattere ed allargare le proprie conoscenze culturali
oltre che regalarsi per una vacanza da sogno!
Intervista al viaggiatore Guido Mastrofini (conoscitore di questa parte
dell'oriente e studioso di religioni e culture orientali) che ha aggiunto
all'aspetto turistico-culturale e professonale (terapista diplomato)
gli allenamenti di Muay Thai in numerosi camp e due esperienze di combattimento
nella boxe inglese.

Roberto: - Tutto è cominciato per caso, dici.
Guido: - Sì, tutto è cominciato per caso. Io non ci avevo
mai pensato di andare in Thailandia. Eppure nella tua palestra fummo
tra i primi, se non i primi, a fare la boxe thailandese. Erano gli anni
ottanta
Roberto:- Mi ricordo bene!
Guido: - Quindi, come ti dicevo, io stavo andando in Vietnam con degli
amici, avevano aperto da poco al turismo. Non trovammo posto sul volo
diretto, così volammo su Bang kok. Mentre facevamo i visti all'ambasciata
vietnamita, mi guardavo attorno e mi sentivo come a casa. Facemmo un
giro per tutto il nord. Salendo su, facevamo tappa per vedere i fasti
dei templi a Ayutthaya, l'antica capitale. Poi Sukhothay e il suo parco
archeologico. Penso sempre a Sukhothay come la più bella città
d'arte che si possa visitare in Thailandia. E Chiang Mai, Chiang Rai,
Chiang Saen
al triangolo d'oro. Ti ritrovi sul fiume, sul Mekong,
di fronte a Laos e Birmania. Chiang Saen ha un fascino e un'atmosfera
misteriosa, coi cinesi che caricano imbarcazioni di tutta fretta e chissà
di cosa
il Mekong lo navigammo poi al sud di Saigon, nell'intrico
di canali stretti vidi una donna che raccoglieva l'acqua dal fiume col
casco di un soldato americano e
Roberto: -Guido- dico- Guido fermati! Parliamo di boxe, massaggi, località
turistiche e se vuoi di religione. Ma restiamo in Thailandia.
Guido:- Allora non vuoi sapere nulla delle persone che fanno tai-chi
di prima mattina in una piazza di Saigon? O dei rifugi di guerra dove
non ci passa un topo e ti senti morire, o dell'agopuntura che puoi fare
ad Hanoi, delle sartorie di Hoy An
R.: - Magari la prossima volta facciamo un pezzo sul Vietnam
G.:- Allora: al rientro dal Vietnam, al Rajadamnern stadium mi presentarono
Jack Kiatniwat. Era stato un campione e adesso faceva l'allenatore.
Mi misi d'accordo e mi andai ad allenare da lui.
R.:- Ti sei fermato a Bang kok, allora?
G.:- Sì, ma nelle mie intenzioni ci dovevo stare pochi giorni.
Poi volevo andarmene al sud, al mare.
R.:- Invece, cosa accadde? Preferisti allenarti al campo?
G.:- Allenarmi al campo mi piaceva da matti, ti ripeto, era la prima
volta che andavo in Thailandia. Potevo verificare le tecniche, imparare,
con quella libertà che ti dà allenarti con dei professionisti.
Ma no, non mi fermai a Bang kok per l'allenamento. Vedi, in Thailandia
ti puoi allenare di Muay Thay anche nelle isole più sperdute.
Salta sempre fuori qualcuno con una sacco, corda e pao. È come
il calcio da noi
R.: - Bene, vai avanti.
G.:- A fine allenamento vedevo i ragazzi che si massaggiavano. Alcuni
si camminavano sulla schiena. Mi insegnarono a farlo ma non mi fidavo
più di tanto. Una domenica capitai al Wat Po.
R.:- Il Wat è un tempio buddista!
G.:- Esatto. Al Wat Po di Bang kok c'è la sede della più
importante scuola di massaggio di tutta la Thailandia. Fa parte della
Scuola di Medicina Tradizionale. Conobbi un'insegnante, una donna, che
formava non solo i massaggiatori ma anche altri insegnanti. Mi fece
vedere come camminare sulla schiena e i punti che dovevo evitare. Facemmo
amicizia. Tornai. Decisi di fare il corso.
R.:- Quindi quella volta niente mare.

G.:- No, niente mare, niente vacanza. Massaggiavo tutti i giorni, dalle
otto di mattina fino a dopo chiusura, fino alle nove e oltre di sera,
domeniche incluse. Restai a studiare anche dopo aver preso il diploma.
Restavamo chiusi lì dentro io e pochi massaggiatori irriducibili
per ripassare le tecniche, massaggiarci tra noi, studiando libri e dispense,
parlandone. La sera andavo a dormire barcollando ma felice.
R.:- E' un massaggio molto faticoso?
G.:- E' un massaggio con molte manovre. Consiste fondamentalmente in
una digitopressione lungo alcune linee energetiche, le stesse dello
yoga indiano.
I thailandesi lavorano su dieci di queste linee che chiamano sen.
R.:- Quale è l'idea di base?
G.:- Le linee sen sono composte di migliaia di punti, i nadiis. I nadiis
portano gli impulsi elettrici, la forza vitale nei chakras. I chakras
sono come ruote che fanno girare l'energia nel corpo, ne abbiamo 5 o
7, secondo le scuole.
R.:- Quindi è un massaggio che serve a far scorrere fluidamente
l'energia nel corpo?
G.:- Sì. Inoltre c'è una azione riflessogena che dà
beneficio agli organi corrispondenti ai punti trattati. Ci sono manovre
di stretching e sckroking, di blocco della circolazione femorale
il
risultato per chi riceve il massaggio è di rilassamento, aumento
di energia, miglioramento della circolazione e escursione articolare,
rafforzamento degli organi interni, rivitalizzazione dei chakras che
sono molto vicini al nostro sistema endocrino, sollievo dal dolore
ho visto massaggiare la sciatalgia in fase acuta con ottimi risultati.
R.:- E' chiaramente un massaggio che prescinde dalla nostra anatomia
G.:- Sì, e ti ci scontri
ho visto molti occidentali che
venivano per imparare, scontrarsi frontalmente con la materia
noi vogliamo sapere il perché e il percome ma i loro perché
e percome hanno risposta nella filosofia e nella tradizione della pratica.
Credimi, lo scetticismo può essere enorme. Ma non è il
massaggio
è la cultura orientale così diversa dalla
nostra. Che la materia e l'energia si equivalgano lo sappiamo anche
noi, ma in modo scientifico, occidentale, non assorbito nella vita quotidiana.
Però parallelamente c'è un grande interesse per lo yoga,
lo shiatsu, le filosofie e le religioni orientali da sempre.
Se te la devo dire tutta, non mi piace neppure l'atteggiamento di alcuni
che in oriente sembra abbiano penetrato l'ultima nozione conclusiva
sulla vita e fanno ridere gli orientali stessi. Sono quelli che hanno
imparato metà della lezione, ammesso che l'abbiano imparata.
Comunque quando rientrano in Europa te la fanno pagare salata, coi corsi
di meditazione, la thai boxe, la religione e tutte le cose che in mano
loro diventano delle vere puttanate. C'è poi la simonia dei diplomi,
quella che certifica una bella massa di allocchi incompetenti
R.:- Torniamo alla Muay Thai. So che ti sei allenato in diversi campi
G.:- Ce ne sono quanti ne vuoi, a centinaia. Prima ti dicevo che ti
puoi allenare perfino nelle isole. Ti dico qualche nome tra i più
quotati: il Sing Muang Nakorn, il Vor Valapol e il Por Pong Sawang,
tutti e tre di Bang kok. Il Nong Kee Pa Hu Yuth camp di Buriram, è
tra Khorat e Surin e non distanti ci sono dei templi Khmer restituiti
integri dopo una lunga restaurazione. Vale davvero la pena di vederli
poi
c'è il Por Muang Ubon camp. E' a Ubon Rachatani
nelle vicinanze
ci sono dei parchi naturali da mozzare il fiato, sono zone un po' fuori
dai circuiti turistici, magari per chi si vuole allenare lontano dal
casino. Il Prai Anan camp di Chonburi invece è vicino al mare,
tra Pattaya e Bang kok.
Io ho trovato un grande maestro in Veera Taownow, conosciuto come Medprik.
E' l'allenatore di Tom Chiai e Kaopon Lek. Medprik è di Khorat,
predilige il combattimento alla corta e usa una tecnica così
personale che in altri campi te la correggerebbero
e poi al Sit
Yod Tong, c'è un'equipe di ottimi maestri, Seng, Chart Payak
Arun, Gik e così via; è pure un'ottima scuola pugilistica.
I fratelli Payak Arun, Yodeccha, Deipjtac, Keao ( che ora vive in Italia),
l'attuale campione del mondo W.B.A Yod Sanan vengono da lì
Ma
da questo elenco ne restano fuori a decine di pari qualità
R.:- Hai fatto dei match di boxe inglese
G.:- Sì, sul ring del Sit Yod Tong, sul lungomare di Pattaya,
(al best frend bar)
R.:- Ci salgono pochi bianchi
G.:- La gente urla e scommette, c'è molto pathos.
R.:- Me lo diceva Cristian, l'hai avuto all'angolo in un match che hai
vinto per K.O!

G.:- Sì, Cristian è davvero in gamba, lo penso davvero,
non solo perché è un amico
fa dei grandi sacrifici,
tutti i giorni ore di allenamento
solo con quella passione e quell'umiltà
poteva raggiungere i traguardi che ha raggiunto. Ero al Lumpinee quando
vinse il match
bè non avrei mai creduto di assistere ad
una cosa simile, un italiano che si batte con quel cuore e quella tecnica
nella fossa dei leoni
bello, bello!
R.:- Dicevo: Cristian era al tuo angolo per un match di boxe
G.:- Sì, anche se non è un pugile ma un thai boxer, la
sua presenza all'angolo è stata determinante.

R.:- Ha detto che hai coraggio da vendere e che segui l'angolo. Un bel
complimento considerato che non te l'ha fatto uno qualunque.
G.:- Grazie
L'angolo
il match lo fai tu e l'angolo
in
un altro match, sempre sullo stesso ring
all'angolo avevo un giapponese.
All'inizio mi urlava i consigli in inglese ma poi si scaldava e me li
gridava nella sua lingua. Ti confesso che tradurre dal giapponese mentre
combattevo è stato fuori dalla mia portata. Il match l'ho vinto,
mi sono aggiudicato tutti i round, ma sicuramente non l'ho interpretato
come avrei potuto. Hai bisogno di qualcuno che veda da fuori. E che
te lo dica.

R.:- Al campo di Cristian ti sei mai allenato?(Pedh Rung Rang boxing
camp)
G.:- Sì, ma poche volte perché avevo i miei accordi con
Seng del Sit Yod Tong.
R.:- E cosa ne pensi?
G.:- E' un buon campo, come molti altri. Però se vai in Thailandia
per poco tempo, non sei disinvolto nel viaggiare e ci vai essenzialmente
per allenarti
consiglio di andare proprio da Cristian! Il motivo
è molto semplice: hai una persona della tua stessa lingua che
vive da tempo lì, è capace e non ti può che facilitare
e velocizzare l'apprendimento.

R.:- Cosa intendi?
G.:- Guarda, ho avuto modo di vedere molti occidentali e italiani allenarsi
nei campi thailandesi. Molti con una buona preparazione, davvero. Però
altre volte ho visto lo scontro frontale come quando studiavo massaggio.
Noi vogliamo sapere i perché, i percome. Quando si usa questa
tecnica, questa è meglio di un'altra, questo colpo lo tiro in
uscita, quest'altro è fallo? I thai non si perdono nello scientismo
della biodinamica del colpo, che a noi ci ossessiona
mi segui?
Eppure quel colpo ce l'hanno
che meglio non si poteva studiare.
E' frutto di una tradizione di studio e di pratica che si trasmettono
con tutta calma nei campi di allenamento. Noi non abbiamo il privilegio
di avere tutto quel tempo. Uno che ti fa da interprete come Cristian,
può solo essere di grande utilità.
R.:- Sai che al camp di Cristian stanno organizzando un ring per gli
incontri? Questo permetterà a chi si allenerà con loro,
a chi lo vorrà, di fare una esperienza di combattimento al termine
di una preparazione con la tranquillità di appoggiarsi a una
persona di fiducia.

G.:- Bene. Abbiamo finito?
R.:- Un'ultima cosa
se chiudi gli occhi e pensi alla Thailandia,
cosa vedi?
G.:- Questa me la poteva fare quel cretino di
come si chiama?
Bè, lo sai cosa vedo? Piccole isole deserte, dalla sabbia di
corallo, il sapore dei cibi piccanti, dormire in capanne in cima agli
alberi tra le scimmie, guardare il mare abbandonato, senza barche...
R.:- C'è anche questo, in Thailandia
G.:-
e riposare al fresco in un tempio tra i monaci che salmodiano
il codice Pali
R.:- Un giorno parleremo di viaggi.
G.:- Sì, un giorno.
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