Stages
tecnici di Muay Thai in tutta Italia.
Si
è concluso il tour di stages tecnici in tutta la penisola di:Sarawut
Pomtale, nome di battaglia: "Song-Sam". Il giovane Thai
(17 anni) con più di 100 incontri alle spalle e tre cinture
di campione conquistate in altrettanti stadi della Tailandia e in
diverse categorie di peso ed età. Ha entusiasmato ed ulteriormente
motivato i praticanti del nostro Paese.
Due
mesi sono passati in fretta e a malincuore, seppur contento di tornare
a casa, "Sarawut" ringrazia tutti gli appassionati italiani
di Muay Thai che gli hanno manifestato amicizia, comprensione e solidarietà,
facendolo sentire tra amici pur a migliaia di chilometri distante
da casa. Quando il piccolo "moretto" è arrivato,
tutto sembrava
fuorché un grande guerriero di Muay Thai.
Sceso dal treno, piccolino (ma non esile) in ciabatte, pantaloncini
corti e maglietta, con una piccola borsa in mano (vuota) accompagnato
da Cristian "Crischiai" Daghio, si guardava intorno stupendosi
di tutto e tutti. Non appena vedeva qualcosa di strano si rivolgeva
immediatamente all'amico Cristian (magari incurante di interrompere
una discussione) per chiedere spiegazioni, per cercare di capire
un sorriso gli allargava la bocca, poi una scrollatina di spalle lo
faceva pensare ad altro. Ma quegli occhi piccoli, pungenti e vispi,
facevano capire ad un più attento osservatore che "quell'omino"
non era tutto ciò che si poteva vedere
lì dentro
doveva esserci di più! Infatti Cristian, comprendendo l'imbarazzo
precisa che nonostante fosse per noi poco più di un bambino,
ha maggiore esperienza di un nostro grande campione a fine carriera.
Il suo peso è 57 kg. ma qui in Europa pùò combattere
fino a 67 kg
.. e senza problemi di sorta! Ci dice Cristian:
<Naturalmente smessi i panni di Thai Boxer in palestra
dovete
stargli dietro come ad un bambino, perché qua
è
meno responsabile di un bambino!> E la sua esperienza e valenza
la vediamo dopo poche ore in palestra, dove per scrollarsi di dosso
l'intorpidimento del viaggio assieme a Cristian, inizia a sparare
sui "pao". Come se in quel bambino albergasse un mostro
questo si anima per magia alla vista dei bersagli su cui "scaricare"
tutta la sua aggressività e vitalità di diciassettenne.
Fischiettando tra un colpo e l'altro (dice che gli serve per respirare)
spara veloci e potenti "mine" su quei poveri "pao"
con noncuranza e tranquillità. Non parla una parola di inglese
tantomeno di italiano, per questo abbiamo fatto venire per i primi
giorni una interprete:
.
Che ci aiuterà a capire ciò di cui avrà bisogno.
Cristian consiglia di non perdere tempo a cercare di insegnargli l'inglese
tanto vale insegnargli l'italiano
< è sveglio e farà
in fretta!>. Tanto sveglio che dopo qualche giorno, realizziamo
che avrebbe insegnato lui il tailandese a noi , per comunicare! A
quanti non avessero esperienza di sorta e volessero cimentarvisi,
voglio spiegare che non è semplice gestire e sentirsi responsabili
della permanenza di un thai nel nostro Paese, tuttavia voglio sperare
che questa mia esperienza induca altri a fare lo stesso. Non è
vero che il nostro modo di vivere sia da loro preferito in assoluto,
solamente perché è forse più agiato

-1° problema: l'alimentazione. Mangiano alle ore più
svariate ed ogni 3-4 ore. Non è detto che gradiscano i nostri
snacks vari e spuntini o panini. Amano i loro cibi, sapori ed odori
il
loro riso, le zuppette ed il piccante fino all'inverosimile. Cade
la convinzione comune che gli spaghetti ed il pane siano graditi in
tutto il mondo
tanto più i nostri sapori e spezie.
- 2° problema: il clima. Sono abituati ad indossare pantaloncini,
maglietta e soprattutto ciabatte, e così arrivano! Bisogna
fornirli di tutto il necessario, insegnargli che il maglione và
indossato sotto il giubbotto e non sopra
di indossare a contatto
con la pelle una maglietta
e quando lo hai fornito e vestito
di tutto punto
devi essere pronto ad accorgerti che al momento
di uscire non ha indossato calzini e scarpe, magari è ancora
in ciabatte ed accetta con riluttanza di cambiare le calzature. Figuriamoci
a convincerli di indossare il pigiama per andare a letto! Salvo poi
naturalmente, vederli continuamente infreddoliti a braccia conserte.
- 3° problema: abitudini comportamentali. Quando qualcosa
di interessante non cattura il loro pensiero e non hanno niente da
fare
dormono! In qualsiasi luogo e posizione
in macchina,
sulla poltrona, al pub, in palestra, sul ring e finanche per terra,
con la semplicità ed umiltà caratteristica dei bambini
ma che li fa apparire agli occhi inconsapevoli come indolenti e svogliati
di fare.
- 4° problema: il metodo di insegnamento. Hanno metodi
validissimi che però ben si adattano ad allenamenti singoli
o di pochissime persone alla volta e con conoscenze già evolute
dell'arte. Corsa, sacco, decine di minuti di clinch, e pao
decine
di rounds da 4 minuti ai pao. Ed è qui che correggono ed affinano
tecniche, resistenza ed esplosività delle stesse, con un lavoro
che non tarda a dare i frutti sperati, ma che crea qualche problema
alla massa dei nostri praticanti nelle palestre. Non ultimo il fatto
che noi siamo abituati ad accettare per valida una tecnica solo dopo
che ce ne siano stati spiegati tutti i risvolti e peculiarità,
fino addirittura alle controindicazioni!
E dei problemi potremmo parlarne ancora per ore
La prima cosa
da fare è insegnargli
ad" insegnare", secondo
i nostri schemi abituali e preordinati di apprendimento tecnico. Ma
una volta terminato questo lavoro
e se avete a disposizione
un atleta appena appena valido
vi si apre un mondo completamente
nuovo, che pensavate invece di conoscere, almeno sufficientemente.
Non sanno neanche loro
tutto quello che sanno! Tutto viene fuori
empiricamente e naturalmente, colmando finalmente lacune o risolvendo
annosi problemi tecnici, con la semplicità di chi te ne parla
come di un assioma scontato ed ormai da tutti accettato e ben risaputo.
E' quindi con enorme piacere che abbiamo contribuito alla diffusione
e conoscenza della Muay Thai in Italia attraverso stages tecnici in
tutte le palestre che ce lo hanno richiesto, per motivare gli allievi
o incentivare i propri corsi attirando persone esterne ad essi.
Prima prova a Pisa, nella nuova palestra "X planet" dell'istruttore
Juri Cervelloni. Stage condotto con l'assistenza di Cristian "Crischiai"
Daghio, che guidandolo cronologicamente nelle metodiche a noi più
familiari gli ha permesso di provare praticamente il metodo da noi
suggeritogli. Una ventina di praticanti, seppur novizi, hanno potuto
così vedere all'opera esempi di personaggi da emulare ed a
cui chiedere consigli tecnici, teorici e pratici. Vedendo in loro
un lusinghiero ed azzardato forse, punto di arrivo
avranno sicuramente
almeno imparato la direzione a cui tendere, nello studio dell'arte.
Nello stage di Massa nella palestra "Body Center", come
specificatamente richiestoci dall'istruttore Lorenzo Niccoli, si è
lavorato le tecniche di clinch. Pochi allievi e già smaliziati
nell'arte. Nessun problema, il ragazzino eccelle soprattutto in questa
peculiarità della Muay Thai, riuscendo misteriosamente ad avere
la meglio anche e soprattutto con persone più pesanti e grandi,
più sono forti
e prima vanno in terra, non senza la nostra
meraviglia. Qua ci spiega, si apre un ulteriore altro mondo fatto
di sensazioni, inviti, sbilanciamenti e caricamenti, controlli delle
braccia e delle gambe e soprattutto tante, tante malizie. Piccole
e apparentemente insignificanti, ma che nel combattimento risultano
poi enormemente determinanti. Come capire le intenzioni, come incentivarle
ed approfittarne, come evitare che si presentino e come riposarsi
facendo affaticare l'altro. Una lezione "a tema" che ha
dato dei punti di riferimento oggettivi, su cui lavorare successivamente.
Chiamati a Genova da Roberto La Rosa, in una palestra pugilistica
e con una quindicina di persone di varie società, il suo compito
è stato quello di far comprendere come l'ottima tecnica pugilistica
di cui apparivano dotati, pur essendo ottima ed utilissima per certi
aspetti, non fosse poi così determinante ed importante come
pensavano. Nella Muay Thai infatti, pur prevedendo l'utilizzo dei
pugni, questi non sono così importanti e determinanti come
nella kick boxing, e non perché non costituiscano punteggio
ma perché ci sono tutta una serie di accorgimenti tattici-tecnici
per potersene guardare e difendere. Il controllo delle braccia nel
clinch, i colpi di gomito, le ginocchia ecc. che se usati con maestria,
possono giungere a rendere vani gli assalti di pugno, pur rimanendo
un'ottima opzione da non tralasciare assolutamente nella varia e variegata
strategia della Muay Thai.
Nella lezione di Bergamo, chiamato e caldamente consigliato da Flavio
(che già lo conosceva, essendosi allenato a più riprese
e per anni al "Pedh Rung Rang Boxing Camp" da cui proviene)
al M° Tinti, il quale ha organizzato e riunito in una palestra
comunale, una quarantina di appassionati di diverse società
con un certo grado di conoscenza tecnica e pratica. In questa sede
il piccolo Sarawut ha potuto spiegare quali sono a suo avviso i più
diffusi difetti tattici di noi appassionati e praticanti occidentali.
Uno su tutti: andare indietro oltremodo subendo un attacco. Dando
così e predisponendo la distanza migliore e ottimale per il
caricamento dei colpi successivi. Contribuendo a far accettare il
comportamento contrario, non soltanto con tecniche di incontro o di
chiusura, ma soprattutto con spostamenti tattici laterali e preparando
e caricando i colpi di rimessa
è stato il più
bel regalo che potesse fare ai partecipanti.
A San Remo pochi ma esperti conoscitori, radunati da Fabio Forte in
una bella e attrezzatissima palestra nei pressi del casinò
municipale, hanno potuto toccare con mano la differenza tecnica degli
orientali madrepatria della Muay Thai, ricevendo istruzioni e consigli
pratici per potenziare le tecniche e la loro resistenza. Uno studio
più approfondito dell'uso dei gomiti dal clinch e non
ha fatto registrare un positivo bilancio alla lezione per i pochi
ma veramente appassionati e motivati ragazzi, che hanno preso parte
all'appuntamento.

Infine a Catania, in uno stage tecnico di due giorni, organizzato
con la collaborazione di Carmelo Strano e Mario Saperi (che è
molto conosciuto nell'ambiente essendo il maestro di Sciacca Matteo),
si sono visti riuniti più di una quarantina di partecipanti
provenienti da varie discipline della kick e specifici di Muay Thai,
formando il gruppo più eterogeneo e variegato che abbia mai
avuto Sarawut. Ma ormai lo sveglio ragazzino aveva i numeri per non
deludere nessuno ed ha affascinato, convinto e interessato tutti.
Sia per mezzo di tecniche semplici e lavorate con metodi graduali,
che con tecniche più sofisticate e specifiche per gli atleti
e agonisti più smaliziati. Nei due giorni si sono così
potute sviscerare tutte le questioni inerenti le problematiche occidentali
circa la pratica di questa disciplina da combattimento
sia attraverso
gli allenamenti e le lezioni tenute da Sarawut, che ormai non aveva
quasi più bisogno di nessuna assistenza esterna, che per quanto
riguarda il regolamento di gara delle varie discipline che noi occidentali
abbiamo saputo costruire per rendere complicate le cose semplici nell'illusione
di migliorarle e catalogarle. Sfruttando quindi la presenza di Roberto
Fragale si è tenuto, successivamente alle lezioni, uno stage
di formazione di arbitri-giudici nella regione Sicilia, per sostenere
competentemente le numerose gare, anche internazionali, che si vanno
preparando in futuro nell'isola. Si sono potuti chiarire così
le numerose difficoltà di intendimenti derivanti dai tanti
"detti" di assertori delle varie discipline sportive e non,
che ultimamente hanno ed affollano tutt'ora, la mente di molti. Sviscerando,
confrontando, chiarendo e dividendo con critica costruttiva i regolamenti
delle varie discipline sportive e nelle varie federazioni nazionali
e non. Credenze sulla regolamentazione sportiva di: Muay Thai, Thai
Boxing, Muay Boran, la nuova Thai Kickboxing FIKeDA ed il K1, vagliate
e corrette da chi nella propria carriera le ha arbitrate e giudicate
tutte svariate volte e soprattutto ai massimi livelli.

L'unico rammarico è quello di non averlo potuto vedere in combattimento
il suo peso troppo leggero ha creato alcune piccole difficoltà
a reperire un avversario valido che lo potesse impegnare. Inoltre
non ci sono stati molti galà professionistici prima della sua
partenza (29 novembre) ma speriamo che la sua venuta abbia invogliato
altri ad emulare questa operazione e soprattutto che i fortunati che
lo hanno conosciuto facciano tesoro dei suoi consigli ed insegnamenti.
Magari, se qualcuno di questi volesse andare a trovarlo al Pedh Rung
Rang Boxing Camp