La Boxe come arte marziale? di Gian Paolo

Diverse volte ho discusso e confrontato, con artisti marziali, l'utilizzo delle tecniche appartenenti alla "Noble Art". Ogni volta, non siamo usciti indenni da innumerevoli considerazioni e constatazioni.
Quindi, la risposta al quesito, è rimasta in una situazione di stallo davvero imbarazzante.
Anch'io, avendo sperimentato la preparazione e le tecniche di questa arte, sono giunto ad alcune considerazioni.

1) L'uso del Footwork.
Ciò che più mi affascina della Boxe occidentale è senz'altro l'uso del footwork.
Chi non è rimasto mai sbalordito dalla capacità di entrare ed uscire dalla guardia avversaria, che possiede il boxer durante i suoi combattimenti?
Davvero colui che padroneggia questa tecnica possiede una capacità balistica al di fuori del comune. Avere un ottimo footwork significa, anche, avere un gran senzo della distanza e del tempo, nonché della velocità di esecuzione di una tecnica.
L'atleta è in grado di valutare ed analizzare ogni singolo spostamento.

2) La capacità di spostamento tramite il tronco, i fianchi e la testa.
Effettivamente, la capacità di reazione è davvero ben sviluppata in questi praticanti.
Il viso è senz'altro il bersaglio più cercato e saperlo "nascondere" tramite questi spostamenti, è di sicuro un vantaggio.

3) Le armi della boxe: i pugni.
Beh, qui si scatena la critica.
Diversi praticanti di stili tradizionali mi indicano che il pugno del Karate è senz'altro più veloce. Altri, sostengono, è meno potente di quello del Kung-Fu.
Personalmente, e chi pratica la Boxe può severamente confermarlo, considero il pugno della Boxe molto veloce. Gli atleti che per mesi e mesi allenano le tecniche ai guanti di passata e al sacco, sviluppano una velocità impressionante. Infatti, bloccare tali colpi con tecniche di parata usate nei stili giapponesi o cinesi, risulta IMPOSSIBILE o, mel migliore dei casi, difficoltoso.
Non c'è modo di parare distintamente un diretto sx e uno dx eseguiti in rapida successione. L'unica cosa, forse, possibile è evitarli o chiudersi.
Ma resta accesa una questione: il boxer senza l'uso dei guanti è comunque efficace?

La dinamica dell'uso dei pugni e delle realtive schivate è senz'altro subordinato all'uso, moderno, dei guantoni. Indiscutibilmente offrono riparo ed attutiscono un numero considerevoli di colpi rivolti verso il viso.
Probabilmente, escludendo l'uso dei guantoni, la guardia stessa della Boxe dovrebbe essere modificata.

Ma c'è anche un'altra cosa.
Una delle caratteristiche balistiche della Boxe, è il suo singolare modo di roteare il polso, affinchè la tecnica di pugno sia penetrante ed efficace. E fin qui, nesssuno ne discute i vantaggi e i meriti di una simile concezione.
Il colpo, partendo dai fianci, si distribuisce sulla spalla, segue una linea dritta, attraversa il polso che, roteando, si scarica sul volto dell'avversario preferibilmente, sul mento.
E fin qui…tutto va bene. Ma avete mai sperimentato, a mani nude, nel tirare una tecnica di boxe verso una superficie più alta del vostro mento?
Vi accorgerete immediatamente che la zona della mano dove verrà assorbito lo chock non sarà quella delle nocche, bensì le ossa delle falangi. Esatto, le ossa delle dita delle mani.
Avete mai provato a tirare un gancio ad un caschetto integrale oppure verso un blocco avversario?
Probabilmente, verso il bersaglio arriverà prima il pollice che il resto del pugno.
Ed il pollice è altrettanto fragile quanto le altre dita della mano.
In questo senso, sperimentare la Boxe a mani nude (io l'ho fatto solo con l'uso di caschetti integrali) è un'esperienza davvero notevole ed "autoinsegnante".

Qualcuno dirà che resta comunque difficile rompersi la mano quando si è affrontati un duro lavoro ed una pratica costante. Su questo, permettetemi, conservo qualche dubbio.
Le ossa della mano sono molto fragili e molto piccole, su questo non vi è dubbio. Le ossa del volto sono spesse e resistenti, su questo non vi è dubbio.
E se qualcuno è ancora scettico, basti ricordare quanti campioni hanno sofferto fratture o microfratture sulle articolazioni della mano. Anche Tyson, quando sferrato colpi micidiali per strada, ha riportato microfratture del polso e della mano. E non si può certo dire che codesto atleta sia una femminuccia!

E' vero che tirare al viso senza guantoni sia un rischio, ma ciò non vuol dire che ogni volta ci si rompa la mano. D'altra parte, esistono altri bersagli a cui il boxer può far riferimento. E' certo, però, che il viso, per la sua delicatezza fisica e "psicologica", resta il bersaglio preferito di ogni combattente, quando usa le tecniche portate con le braccia.

Insomma, l'uso della Boxe nel modo "tradizionale" ma senza guantoni, seconde me, getta diverse ombre sullo stile. Non per la sua efficacia, piuttosto sulla sua "pericolosità".
Durante uno scontro di strada o in una competizione senza l'uso di protezioni, non si può rischiare di rompersi la mano.

Eppure, nonostante queste ultime considerazioni, lo stile della Boxe occidentale offre più di un vantaggio allo studioso degli stili efficaci e "reali".
Il suo footwork (lavoro con i piedi), i suoi spostamenti rapidi ed efficaci, gli allenamenti a cui si sottopongono i praticanti (corda, sacco, focus gloves, lavoro alle corde, ecc.) donano quei risultati che ogni atleta agogna nell'arco della sua formazione tecnica.

La Boxe è da sempre uno degli stili più studiati ed affascinanti, nato nel "campo di battaglia" ed evolutosi nello stesso per decine e decine di anni.
Si, perché la nascita e l'evoluzione della Boxe non è avvenuta solo in un ring, ma principalmente nelle strade e nei locali notturni dei sobborghi popolari.
Potremo, quindi, escluderla noi dall'albo delle arti nominate "marziali"?

A voi l'ultima parola.

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