RIVALITA' TRA STILI E VALETUDO by Aldo Chiari:
Recentemente, imbattendomi in vari magazines di arti marziali, mi è capitato di notare sempre più insistentemente, quanto sia diffusa la tendenza, soprattutto da parte di certi personaggi, di screditare alcuni stili a favore di altri, ritenuti più efficaci, sulla base di considerazioni superficiali e di circostanza. A tal proposito, è nata l'esigenza di esprimere una mia personalissima opinione in merito, che va aldilà di una banale crociata a favore di questo o quell'altro stile, ma che piuttosto intende evidenziare le caratteristiche di un buon combattente piuttosto che quelle di un buon stile.
Cominciamo con ordine, partendo un po' dalle origini del Vale Tudo.
In Brasile, patria della lotta e del Vale Tudo, c'è sempre stata una grossa competitività tra gli esponenti di stili diversi, sempre intenti a dimostrare la superiorità di uno stile sugli altri. Spesso, le competizioni avevano seguito anche fuori dai ring: talvolta vincevano i lottatori, talvolta i sostenitori delle percussioni. Man mano che il Valetudo assumeva sempre più peso in Brasile, alcuni praticanti capirono l'inutilità di tali divisioni, e cominciarono a considerare la pratica in tutte le sue forme, scambiandosi conoscenze tra i vari stili. Lo stesso Rickson Gracie, da molti ritenuto l'icona del BJJ, non disdegnava di allenarsi con praticanti di altre discipline, non necessariamente di lotta. Oggi i più grandi combattenti, brasiliani e non, seguono questo insegnamento, specializzandosi in uno stile, ma continuando ad attingere a piene mani anche da altri stili. L'idea, quindi, è quella di studiare e conoscere gli altri stili per migliorare il proprio, ricercando l'efficacia in combattimento, abbandonando il dogma della superiorità assoluta di uno stile sugli altri.
Negli Stati Uniti, dopo le prime edizioni dell'UFC (torneo nato dalla mente di Royler Gracie) tutta la comunità marziale dovette accettare il fatto che gli stili di lotta al suolo, in particolare il BJJ, possedevano un' efficacia indiscutibile. A partire da quel momento le tendenze divennero due: chi cercò di capire il perché della sconfitta dei cosiddetti Striker indagando e studiando con i Maesri di BJJ e chi sfruttando l'interesse verso la lotta al suolo andò a riscoprire le famose "tecniche segrete" nascoste da millenni. Il BJJ sfruttò "l'effetto sorpresa" (la lotta al suolo era poco considerata fino ad allora) trovando il momento più favorevole per esordire.*Tutti* studiavano la tecnica sviluppata da Helio Gracie e la ritenevano l'arma vincente.Poichè nel corso degli anni il livello dei praticanti di BJJ saliva in maniera vertiginosa,molti combattenti sentivano l'esigenza di "Rialzarsi", tornando a studiare le "vecchie e dimenticate" tecniche di percussione, soprattutto dopo gli exploit di campioni di Muay Thai come Jose-Pele- Landi, Vanderlei Silva ed altri, i quali dimostrarono che anche in piedi si può vincere.
Nell'arco degli anni, i combattenti di Vale Tudo più lungimiranti hanno attuato una strategia che ritengo l'unica in grado di permettere ad un atleta di emergere in questo mondo: diventare un combattente completo, in grado di combattere in piedi come al suolo e di essere in grado di colpire in maniera efficace, senza comunque perdere la propria identità marziale. Un tipo di strategia, già sperimentato dai pugili thailandesi, che studiavano sia la percussione che la lotta, combinandoli in un cocktail esplosivo. Naturalmente, con questo non vogliamo dire che bisogna diventare esperti di tutto lo scibile umano, ma, molto più semplicemente, che la ricerca deve essere indirizzata verso la comprensione dei principi basilari fondamentali che uniscono le discipline, quali fluidità, esplosività e consapevolezza. Quindi, ogni combattente dovrà interiorizzare i principi chiave del combattimento, ed adattare lo stile di lotta alle propie capacità e non viceversa.
Approfondire troppe arti marziali,oltre ad essere impossibile, può rivelarsi uno spreco di energie inutili poiché, a mio avviso, non basta una vita per impararne una, figuriamoci tante!
In Europa purtroppo,ancora oggi la "lezione brasiliana" tarda a diffondersi, giacchè ancora è forte la cultura divisionista, che vuole uno stile superiore agli altri. Da questo punto di vista, siamo ancora molto arretrati, ragion per cui non ci dobbiamo meravigliare se nell'ambito del Vale Tudo non spiccano grossi nomi europei.
Concludendo, possiamo dire che, in un panorama come quello marziale, così vasto e variegato, dove ogni giorno sorgono nuove scuole (molte delle quali non hanno nulla di nuovo!) e si rispolverano vecchi principi, è impensabile, per un combattente professionista che militi nel Vale Tudo, salire sul ring senza un'adeguata conoscenza di tutte le distanze del combattimento.

Aldo Chiari
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