lunedi 4 settembre 2005
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Home >Articoli pubblicati > MATHIAS GALLO CASSARINO

    Solo Muay thai

Alcune fasi del mach
A soli 12 anni
Una rivelazione!
 
 
  UN RAGAZZINO ITALIANO DI 12 ANNI CHE CI FARA' SOGNARE !



 

Articolo del maestro Roberto Bruno della palestra NO FRILLS -Torino Via Actis 17

Un bambino italiano in Tailandia, un esempio di motivazione e lealtà .
Mathias ha 12 anni farà la 3 media da settembre 2005 ,vive a Giaveno ( TO) e si
allena a Torino e
2-3 mesi all'anno va in vacanza in Tailandia.
È stato proprio in Tailandia e precisamente a Ko Samui che Mathias Gallo
Cassarino ha iniziato a tirare i primi calci alla SAKCHAROENCHAI MUAY THAI GYM,
dove si allenava il papà di Mathias. Mathias aveva solo 2 anni ed essendo stata
quella la sua terza vacanza in Tailandia, passava spesso intere ore nella
palestra dove Roberto, suo padre, si allenava a livello amatoriale. I primi veri
calci arrivarono solo per imitare i bambini tailandesi con cui voleva giocare ma
finì tutto lì. Crescendo preferì dedicarsi al calcio e poi al judo. Per fare
compagnia al papà continuò durante le vacanze e a casa a picchiare il sacco e a
giocare a fare il pugile.
Fu soltanto nel 1998 che Mathias incontrò il Sig. Deng (oggi purtroppo non
sappiamo dove si trova, essendo questo maestro a Puket proprio nel periodo dello
Tsunami), nel SIT-PHU- YAI NAO CAMP di Ko Samui (Thailand). Aveva appena 6 anni
e con i pugni se la cavava benino per essere un italiano (o meglio un FARANG, è
così che i Tailandesi chiamano gli stranieri) ma nonostante questo i bambini
tailandesi della sua età riuscivano a metterlo in seria difficoltà.
Anno per anno continuò ad allenarsi in quella palestra e in altre palestre che
iniziarono a nascere nell'isola. Partecipando ad una fiera locale a 10 anni si
trovò per caso ad essere invitato sul ring per un gioco tutto tailandese:
combattere con gli occhi bendati, una sorta di mosca cieca ma molto più
pericolosa se pensate che i bambini sono dei pugili e sferrano calci, pugni,
ginocchiate e gomitate con il massimo della loro forza. Il papà di Mathias
durante l'incontro pensò che quella fosse la prima e ultima volta che Mathias
salisse sul ring, perché fu un vero castigo per il piccolo bambino italiano che
usci con le gambe nere di lividi ...ma stranamente contento e determinato a
riprovarci.
Così i genitori ed il maestro Mr. Deng, decisero che per riprovarci doveva
essere ben allenato e iniziò in maniera più seria ad apprendere la nobile arte
della MUAY THAI o Boxe tailandese, come si dice in Europa.
In Italia fortunatamente il papà Roberto ha grande esperienza e conosce così
bene il settore che può indirizzarlo verso i migliori istruttori ma resta sempre
lui il punto di riferimento per Mathias ed è sempre lui a indicare i passi da
compiere e a suggerirli agli istruttori stessi.
Mathias si allena ad Orbassano con Francesco ...... ed è questo un primo passo
ma non sufficiente perchè in palestra ci sono solo adulti e perché Francesco è
un istruttore di Kick Boxing e non di Muay Thai. Servirebbe un istruttore che
conosca bene la Tailandia e che abbia esperienza nell'insegnamento specifico ai
bambini. L'occasione si presenta con il compleanno del maestro dei maestri:
Alfonso Sgarro, per gli amici PIO (oggi imprenditore del settore con la SAP).
Tutti gli ex allievi di PIO si riuniscono e tra tutti Remigio Fontana, detto
REMO è l'unico ad avere in palestra diversi giovanissimi allievi . Trovare un
istruttore che sappia seguire i ragazzini è una fortuna e Roberto affida Mathias
a Remo volentieri .
Inizia così un allenamento sistematico per Mathias ma anche per la mamma di
Mathias che deve attraversare la città in orario di punta per portare il figlio
agli allenamenti e che finisce anche lei per allenarsi, pur odiando questo sport
così violento.
Il papà Roberto impegnato nel suo lavoro è poco presente agli allenamenti a
Torino e si limita a riportare a Remo Fontana i risultati degli allenamenti
fatti in Tailandia e la strada da percorrere. Roberto sa che può fidarsi della
guida di Remo e Remo conosce bene Roberto. Remo è un istruttore con molta
pazienza e grande capacità comunicativa, conosce Roberto dai tempi in cui gli
atleti della palestra "Challenger Center" facevano la storia del FULL CONTACT e
tra questi insieme a Sgarro e Bortoloni c'era proprio Roberto Gallo.
Pian piano migliora l'impostazione tecnica ma non basta, Mathias deve iniziare a
fare i primi sacrifici. I calci sono ben dati ma non c'è quella potenza
esplosiva che hanno i tailandesi. Allora Roberto si procura un copertone usato
di un camion e alla maniera tailandese Mathias ogni giorno, compresi sabato e
domenica, salta sulla gomma per 15/20 minuti per irrobustire i polpacci e
conferire la dovuta "potenza esplosiva ". Certo è un bel sacrificio per un
bambino di 12 anni che oltretutto è molto attento e dedito allo studio ma lo fa
con grande determinazione e passione. Lo stesso vale per la palestra: deve
partire da un paesino di montagna, scendere a Torino e attraversare la città, 40
minuti di auto con la mamma Nicasia, due ore di allenamento duro e poi il
rientro a casa.
La cosa che a volte scoraggia Mathias è che nessuno dei suoi amici e compagni
di scuola conosce questo sport e quando ne parla ridono dicendo "sei un nano e
vuoi fare la box, ma smettila che ti picchiano!!" . Passando circa 3 mesi
all'anno in Tailandia ritrova però il suo equilibrio e l'amore per questo sport.
Mathias inizia ad essere elogiato un po' da tutti per le sue qualità già
dall'inizio del 2004, in Italia purtroppo non ha bambini di pari livello con cui
misurarsi in palestra e quindi il papà Roberto inizia a portarlo in giro per
diversi CAMP (palestre) di Pattaya, Bangkok e soprattutto Ko Samui dove è di
casa. Mathias fa da sparring a diversi bambini pugili professionisti molto bravi
che lo mettono in seria difficoltà, avendo alle spalle da 30 ad oltre 100
incontri professionistici ciascuno.
Quando incontra bambini del suo livello e che non hanno ancora debuttato al
professionismo se la cava molto bene ma la grinta dei tailandesi è superiore e
alla fine facendo leva sulla loro determinazione e sul loro orgoglio (è lo sport
nazionale in Tailandia!), riescono sempre a sopraffare Mathias che dal canto suo
però non molla mai, incassa i colpi e quando può colpisce duro e intanto impara
sempre qualcosa di nuovo e alla fine dell'allenamento ringrazia sempre i bambini
tailandesi con cui ha "fatto i guanti" e il maestro per ciò che ha imparato.
Spesso durante gli ultimi due anni Mathias riceve molti inviti a salire sul ring
e incontrare un boxer professionista ma non se la sente e Roberto non vede
ancora in lui quella grinta e quella determinazione necessaria. Anzi con
l'andare del tempo Mathias cresce tecnicamente moltissimo al punto che in Italia
riesce a mettere in difficoltà anche ragazzi di età e peso superiore a lui. In
Tailandia ci sono altri ragazzi europei che si allenano di tanto in tanto e
quando incrocia i guanti con qualcuno di loro anche se bravo e più pesante
riesce a metterlo in difficoltà. Quando però si trova davanti ad una furia
tailandese che spesso è solo un bimbetto molto più piccolo di lui e meno
preparato tecnicamente, non riesce a spuntarla. Mathias pare abbia un limite
psicologico: crede di non poter affrontare un tailandese ad armi pari. Ogni
volta che dietro consiglio del maestro colpisce duro un bambino tailandese ne
patisce psicologicamente la sua reazione "infuriata". Si perché per un bambino
tailandese incassare colpi da un "FARANG" è una mortificazione e gli amici che
sono presenti lo deridono durante l'allenamento, dopo e ancora nei giorni di
scuola successivi. E' il loro sport nazionale e nessun bambino farang conosce
l'arte della muay thai, per cui incassare da un farang è un umiliazione che
nessun bambino vuole ricevere.
Il lavoro che Roberto deve affrontare con Mathias è il più difficile, le
chiacchierate in motorino al rientro della palestra sono per entrambi molto
formative ma il blocco rimane tale al punto che Roberto inizia a pensare alla
storia dell'elefante e a spazientirsi dell'atteggiamento di Mathias verso i
boxer tailandesi. In Tailandia si racconta che da piccoli gli elefanti del circo
vengono legati ad un picchetto in modo da non farli scappare. La prima volta che
vengono legati provano disperatamente a staccare il picchetto ma non ci riescono
perché sono troppo piccoli e perché il picchetto è grosso e ben fissato al
terreno. Dopo alcuni giorni in cui tentano di scappare si rassegnano e a quel
punto i guardiani del circo non fissano più il picchetto così bene, lo lasciano
semplicemente piantato nella terra. Gli elefanti non provano neppure una volta a
scappare e dopo anni ormai il picchetto è molto esile rispetto alla loro
struttura ma nessun elefante prova a staccarlo, perché sa che non ci riuscirà.
A volte quello che non succede in una vita succede in un attimo ed è a Pattaya
che Mathias in uno dei primi allenamenti di fine luglio 2005, appena arrivato
per le solite vacanze estive di due mesi in Tailandia, incontra un bambino che è
professionista da 5 anni e ha oltre 100 incontri al suo attivo.
Succede qualcosa tra i due durante lo sparring in allenamento e il maestro
lascia che i due si affrontino un po' duramente. Tutto il camp si ferma e inizia
a guardare Mathias che affronta con grande grinta uno dei mini-pugili più forti
del camp. Era già successo in altre palestre che tra bambini nascesse uno
scontro oltre i limiti dell'allenamento ma questa volta Mathias non sembra
riconoscere che di fronte ha un Tailandese e lo affronta come se lui stesso
fosse un tailandese, accanendosi su di lui come se fosse veramente in un
incontro all'ultimo sangue. La tensione tra i due viene smorzata abilmente dal
maestro che simula un incontro vero con un arbitraggio scherzoso e assegnando
punti e penalità e alla fine dichiara uno scherzoso verdetto di parità per
questo incontro improvvisato. Mathias ha quello sguardo che Roberto stava
cercando da qualche anno e alla domanda : "cosa ti ha fatto sto ragazzino ?
Perché è uscita questa cattiveria ? " voleva fare il prepotente , aveva i denti
da coniglio e nel corpo a corpo mi ha graffiato con strafottenza ... ".
Da lì a poco si arriva a Ko Samui e Mathias si allena in diverse palestre come
THAI PINYO Boxing di Lamai, NATURE GYM di Mae Nam ma il primo amore non si
scorda mai ed è al SIT-PHU- YAI NAO CAMP di Ko Samui che Mathias incontra il
BOSS delle palestra: il classico grassone con l'aria da mafioso e magari non
solo l'aria... . Il BOSS sta parlando con il papà di Mathias di come la boxe
tailandese nell'isola sia diventata un grande business; ci sono 3 stadi e ogni
sera in uno dei tre stadi ci sono incontri e sono sempre pieni di turisti
occasionali e di Tailandesi che scommettono sui pugili. Mathias a fine
allenamento li raggiunge al tavolo e dice la fatidica frase che il BOSS aspetta
da 7 anni per ripagarsi di tutti gli allenamenti gratuiti che ha fatto fare al
ragazzino : " I want fight!!" . Ogni anno il BOSS chiedeva a Mathias se se la
sentiva di combattere ma il ragazzo non se la sentiva e neppure suo padre lo
avrebbe fatto combattere se non fosse stato pronto psicologicamente e
tecnicamente.
Scatta così un giro rapido di telefonate e intanto Mathias viene invitato a
scrivere il suo nome e il suo peso ( 88 libre = 40 Kg. ) con il numero di
cellulare tailandese del padre che gli è vicino. Bene è fatta! Trovato
l'avversario e fissato un incontro in meno di 10 minuti. Mathias combatte il 15
Agosto allo stadio Lamai di Ko Samui con un avversario tailandese di pari peso
ma che come lui combatte per la prima volta su un ring professionistico in uno
stadio di Muay Thai ufficiale di fronte ad un folto pubblico. Il BOSS vuole una
foto perché sa che il 15 di agosto l'isola è piena di Italiani e che Mathias è
"un' azione" acquistata 7 anni prima e che oggi mette in vendita quando le
condizioni sono ultra vantaggiose. Infatti nel giro di poco tempo l'isola viene
tappezzata di poster con la foto di "Mathias from Italy". Mathias è l'unico
tranquillo, i genitori e gli amici italiani arrivati appositamente per l'evento
sono al contrario preoccupati.
Il BOSS indica la tabella di marcia a Mathias : la mattina minimo 5 km di corsa
che significa 35-40 minuti di corsa sotto il sole cocente e l'umidità di agosto
con 43° all'ombra, il pomeriggio alle 16:00 da casa in palestra di corsa ( circa
1,5 km ) e 2 ore di allenamento con gli altri bambini e i pugili adulti.
L'allenamento è stressante e Roberto vuole farlo con Mathias, vuole essere al
suo fianco sempre.
La prima mattina è significativa perché al 3° km Mathias si ferma e dice "Pà non
c'è la faccio, basta !!!" ed è qui che tutti i corsi di comunicazione di Roberto
devono fruttare una risposta adeguata: "OK tanto puoi anche buttare la spugna
alla 2° ripresa; ne fai due bene e poi ci arrendiamo, pazienza " ... Mathias
accende il turbo, riparte e lascia indietro Roberto che con i suoi 41 anni
suonati sotto il sole cocente non riesce proprio a seguirlo. E' fatta ! Ci
siamo. Mathias ha la vittoria in testa anche se nessun FARANG di 12 anni
combatterebbe per la vittoria con un tailandese. Roberto è chiaro con Mathias
perché vuole assicurarsi che non si carichi il peso di "dover vincere una
battaglia impossibile". Alla fine della prima mattina di corsa ci si tuffa in
piscina e Roberto è chiaro con Mathias " comunque vada per te sarà un successo"
. Infatti Roberto spiega a Mathias "tu hai il vantaggio di dover solo
affrontare un tailandese, lui ha la pressione perchè non può perdere con un
FARANG se no la mattina dopo a scuola diventa lo zimbello di tutti. E' questo il
tuo vantaggio e se lo saprai sfruttare puoi anche sognare il miracolo ". Per un
FARANG infatti affrontare un tailandese è già un impresa ardua: sono molti i
compagni di palestra italiani di Mathias che vengono in Tailandia per allenarsi
ma il 99 % di loro non ha il coraggio di SALIRE sul ring con un pugile
professionista tailandese. Infatti la differenza è che qui chi fa la boxe la fa
come professione e invece da noi è solo un hobby. Chi sale con un tailandese è
considerato un grande pugile se riesce a stargli davanti 5 riprese e a finire
l'incontro in piedi e senza ferite al viso o fratture alle gambe. Quindi il
concetto deve essere chiaro: l'importante è fare l'incontro bene, dare il meglio
di te senza farsi male e poi comunque vada e qualunque sia il verdetto tu hai
vinto perché hai avuto il CUORE di affrontare un pugile tailandese a soli 12
anni! Ma Mathias non risponde mai e quando sente queste parole sorride e cambia
discorso. Roberto fa il venditore da oltre 20 anni ed è un esperto di
comunicazione, per questo maschera benissimo il suo nervosismo perchè teme che
Mathias si sia messo in testa di vincere a tutti i costi; questo lo spaventa
perché è salito prima di lui sul ring e sa cosa vuol dire prendere una severa
punizione da un Tailandese. Quando Mathias aveva solo 3 anni ha visto Roberto
incassare calci e pugni da un Tailandese per 5 riprese e nello spogliatoio ha
chiesto al padre: Papino ma perché ti sei lasciato picchiare così forte da
quello?!.

Mathias è a suo agio in palestra come a casa ed è una cosa sconvolgente per
Nicolò, l'amico italiano, che arriva per sostenerlo durante l'incontro. Nicolò
vorrebbe allenarsi ma quando vede le condizioni igieniche della palestra desiste
.
Siamo alla fine e il BOSS chiama Mathias per gli ultimi consigli: diminuire i Km
di corsa mattinieri ma eliminare il nuoto, non deve nuotare e non deve stancarsi
negli ultimi 3 giorni solo un po' di corsa e poco allenamento in palestra e poi
il giorno dell'incontro completo riposo e bere una strana bibita vitaminica che
vendono al supermercato. Mathias ama la piscina e nuotare, sta intere ore in
acqua ma non fa una piega e accetta le indicazioni del BOSS eccetto una: la
danza. Il BOSS vorrebbe che Mathias come gli altri pugili tailandesi facesse la
danza per cercare la concentrazione e per ringraziare la palestra che lo ospita:
al rifiuto del ragazzo il BOSS non insiste e il compromesso è un giro del ring e
il tipico saluto tailandese a mani giunte (stile preghiera) a tutti gli angoli.
Ci siamo ! Il 15 agosto al Muay Thai Stadium di Lamai Beach - Ko Samui Thailand
, Mathias fa il suo ingresso alle 21,00 circa , in splendida forma , sorridente
come se a combattere fosse un altro .
Prima della mezza notte Mathias è negli spogliatoi pronto per essere bendato e
spalmato di olio e vaselina e qualcosa rompe la sua concentrazione; l'incontro
in corso vede un pugile cadere K.O. per una gomitata in faccia che provoca una
ferita vistosa all'arcata sopraciliare sinistra. In Tailandia una ferita si cuce
subito e dove c'è posto, per cui il pugile viene sdraiato proprio affianco a
Mathias che per i tailandesi è un pugile e il fatto che sia un bambino viene
completamente ignorato visto che è innanzitutto un pugile. La scena è cruda,
senza anestesia il medico chiede spazio sul lettino, Mathias si sposta e si
copre il viso e il medico sutura l'arcata del pugile. Neppure questo
impressiona Mathias che è concentratissimo e quando è bendato e indossa
vestaglia e tutto il corredo da combattimento si trasforma in un pugile vero! La
mamma entra nello spogliatoio dove pochi minuti prima era entrata e quasi non
riconosce il suo sguardo che comunica determinazione e una certa cattiveria.
Roberto capisce che il momento è arrivato e invita tutti a sparire, Mathias è
già in gara.
Intanto Nicolò, l'amico Italiano di Mathias, alla maniera tailandese ha raccolto
tra il pubblico denaro per fare una catena di soldi da appendere al collo di
Mathias in segno di augurio per l'incontro.
Mathias è lucidissimo, mentre sta per uscire dallo spogliatoio rivolge un
occhiata secca al padre perché si è dimenticato di dargli i paradenti che ha
nello zaino. Roberto è nel pallone ma dando il paradenti ai secondi tailandesi
di Mathias si avvicina al figlioletto e dice "combatti solo per te stesso e
divertiti " e poi in segno di augurio aggiunge " in culo alla balena " e Mathias
deciso risponde "IN CULO !!!".
La prima ripresa doveva essere una ripresa in cui i pugili si studiano ma dopo 1
munito circa i due sono già allo scontro duro. Mathias tira fuori una grinta
incredibile e il pubblico è in visibilio.
Il BOSS si avvicina e dice a Roberto che Mathias può metterlo K.O. ma Mathias
sembra aver finito le forze ed è costretto ad incassare. La seconda è una guerra
e la terza anche, ci sono stati 7 incontri prima ma il pubblico non è impazzito
come per questo.
Peachsiva, il pugile tailandese, vuole vincere a tutti i costi e attacca di
continuo a testa bassa, Mathias non accetta di essere attaccato e contrattacca
con colpi al viso di incredibile precisione ed efficacia. Non basta averlo messo
in difficoltà in due riprese perché i pugni nella boxe tailandese fanno
pochissimi punti e contano molto di più calci gomitate e ginocchiate. Mathias è
bravissimo con i calci però sta usando i pugni e Roberto non si spiega il
perché. Alla fine della 3a ripresa Roberto è sconfortato e grida "ha perso! Non
calcia e ha perso!". Mathias arriva all'angolo e tutti gli suggeriscono di
calciare. La 4a e l'ultima ripresa sono in crescendo e i calci anche se pochi
arrivano tutti al bersaglio grosso di Peachsiva che non molla un attimo e
nonostante i colpi presi continua disperatamente ad attaccare. Finisce la 5a
ripresa e Mathias sta già per uscire dal ring quasi rassegnato ma il miracolo
era già fatto e lui non lo sapeva ancora. Arrivano i 3 cartellini degli arbitri:
tutti e 3 gli arbitri danno la vittoria ai punti a Mathias! Il BOSS sale sul
ring e dice a Mathias di tornare indietro e salutare l'avversario e i giudici
come sa fare. L'arbitro alza il braccio verso l'angolo blu dicendo " The winner
is Matzias from Isztaly " ! E' fatta !
Peachsiva, il bambino tailandese lo guarda ancora incredulo come se fosse finito
dentro un brutto sogno ! Gli sanguina il naso e sa che ha dato il tutto ma che
non basterà per evitare gli sberleffi degli amici : "Hai perso con un FARANG
...!".
Il pubblico italiano impazzisce e anche i Tailandesi sono tutti per Mathias
perché ha dimostrato un cuore grande come il mondo e ha dato spettacolo e per
questo gli auguriamo tutta la felicità che si merita.
Un amico italiano si avvicina e dice a Roberyo "MATHIAS è UN GRANDE e sono
felice questa sera di averlo visto combattere e di essere Italiano ma la Muay
Thay è uno sport violento e dovrebbero vietarlo ai grandi, figuriamoci ai
bambini. Però la vita è BELLA solo per queste cose che ti danno grandi
eccitazioni e allora dì pure a Mathias di viverla fino in fondo!".
Ma cosa ne pensa Mathias della Muay Thai e dei pericoli che corre praticandola
in Tailandia e affrontando pugili professionisti?
"Un mio amico in Italia sta percorrendo la carriera di calciatore ed è molto
bravo. Non passa un mese senza ricevere cure ortopediche e spesso viene messo in
campo anche se le cure non sono completamente arrivate a termine, spinto anche
dai genitori . Mio padre ha spinto molto perché io combattessi è vero ma ho
deciso io quando farlo e ho detto io a mio padre la spugna la butto io se
decido, tu non ci pensare nemmeno! La differenza sostanziale è che i falli
subiti in campo non sono previsti dal regolamento e questo è sleale, io ho
giocato a pallone, ero un brocco è vero, ma nessuno mi ha detto che potevano
arrivarmi calci sulle gambe con i tacchetti di ferro! Nessuno mi ha detto che
dovevo imparare a proteggermi dalle gomitate. Nella Muay Thay c'è lealtà: io
salgo sul ring e so esattamente cosa mi aspetta, sono preparato per farlo e
combatto solo per me stesso sapendo che posso arrendermi in qualsiasi momento.
Se ricevo una tibiata in faccia so che è perché ho la guardia bassa e so che era
previsto dal regolamento che io conosco. Non ho mai visto un pugile tailandese
sputare in faccia ad un avversario e vi assicuro che conosco bene i Tailandesi e
ci sono atleti che si allenano 100 volte meglio di gente come Totti e Cassano (
per dirne due a caso!) pur vivendo in maniera semplice. La differenza è che sono
felici di fare questa vita e io voglio una vita felice prima di ogni altra cosa.
Su quel ring sono stato il bambino più felice del mondo e ho guadagnato solo 16
euro grazie alla generosità del pubblico e al mio amico Nicolò ma sono miei e
sono certo di essermeli guadagnati! Non ne sono certo perché sono troppo piccolo
per giudicare ma dubito che Totti, Del Piero, Vieri, Giardino, possano dire "in
cuor loro" di essere sicuri di meritare i soldi che guadagnano ......e di essere
felici di aver scelto il loro sport.
O forse è solo invidia perché come dice mio padre "lascia stare il pallone This,
sei un brocco!"

 


 

 
 
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