sabato 27 agosto 2005
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Home >Articoli pubblicati > Intervista a Patrizio oliva

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Patrizio Oliva, CT della nazionale italiana di pugilato dal 1995 al 2001
Oliva durante un incontro alle olimpiadi di Mosca
Oliva durante un emozionante match
Oliva reduce della vittoria a Mosca della Coppa Val Barker
Oliva, oggi organizzatore di incontri professionistici
  Intervista a Patrizio Oliva by Alessandro Diegoli

Intervista a Patrizio Oliva, medaglia d'oro dei pesi super leggeri alle Olimpiadi di Mosca 1980, campione del mondo dei super leggeri nel 1986, CT della nazionale italiana di pugilato dal 1995 al 2001.

Quanto è cambiata la boxe dai tempi (per la verità nemmeno troppo lontani) in cui eri campione del mondo?

Il dato più importante è che oggi c'è carenza di talenti. Fino a tutti gli anni '80 ci sono state generazioni di grandi campioni, a cominciare dai famosi pesi massimi americani come Alì, Norton, Frazier, che hanno ispirato tanti altri campioni come Hagler, Leonard. Oggi purtroppo i pugili talentuosi sono proprio rari! La ragione principale credo che stia nel miglioramento della società - parlo soprattutto dal punto di vista economico - perché era tradizione che i ragazzi che si affacciavano alla boxe avessero alle spalle famiglie quasi sempre molto povere.

Erano ragazzi che cercavano nello sport un riscatto nella vita. Naturalmente soggetti di questo tipo avevano motivazioni fortissime, che permettevano di sopportare la durezza del pugilato e tutti i sacrifici che comporta. I ragazzi di adesso, in linea di massima, economicamente stanno meglio dei loro coetanei di trent'anni fa e questo, secondo me, fa sì che lo spirito di sacrificio, essenziale nella boxe, non sia molto presente.

Questo aspetto del pugilato è quello che lo ha reso da sempre uno sport romantico, al di là della violenza che esprime... basta pensare a quanti film sono dedicati alla boxe!

Ma certo, la boxe oltretutto è sempre stato uno sport che ha combattuto contro l'emarginazione! Non dimentichiamo che in passato i ragazzi potevano boxare praticamente gratis, a differenza di molte altre discipline, più elitarie, dove se non si proviene da una famiglia ricca, si è tagliati fuori in partenza. Invece la boxe è bella perché non è selettiva; la suddivisione in categorie di peso fa sì che tutti, a prescindere dalla struttura fisica, possano infilare i guantoni.

Oggi anche nelle palestre pugilistiche si paga una retta d'iscrizione: uno dei motivi è che non si riesce a capire davvero se un ragazzo viene per praticare la boxe o solo per strutturare il fisico allo scopo di fare il bullo fuori per strada. Sono cambiate anche le palestre... una volta erano spesso un po' fatiscenti, collocate in scantinati umidi: se un ragazzo andava in un ambiente così poco accogliente si poteva scommettere sulla sua motivazione!

Il tuo curriculum di boxeur è favoloso: campione olimpico e campione del mondo. Naturalmente il primo titolo da dilettante e il secondo da professionista. Quanto è duro il salto dall'uno all'altro?

Per chi lo fa con molta serietà non è un salto così duro... L'abnegazione, la motivazione e il tipo di allenamenti sono gli stessi. Naturalmente cambiano i carichi di lavoro, perché fra i professionisti gli incontri prevedono molte più riprese. Ma quando uno ha dentro di sé la determinazione di diventare campione, tutto si riesce a fare!

Io ne ho avuto la prova guardando me stesso: quand'ero giovane non ho mai pensato ai soldi, mi bastavano le gratificazioni date dalla medaglia d'oro o dalla cintura mondiale; queste cose mi facevano superare tutte le durezze imposte da questo sport. Poi, quando ho cominciato a guadagnare bene e ho realizzato molti dei miei obiettivi, la fatica della boxe ha cominciato a pesarmi.

C'è spazio per guardare al pugilato del futuro con un occhio ottimista?

Io faccio l'organizzatore di incontri professionistici e conosco bene le difficoltà che si riscontrano in questo mondo. Ci sono tanti ragazzi che combattono per passione, ma a un certo punto se si arriva in alto è giusto voler guadagnare dei soldi... Anche lo sport (e il pugilato) risente della crisi economica. Sponsor e pubbliche amministrazioni, i canali attraverso i quali si reperiscono i fondi per organizzare gli incontri, sono molto spesso in difficoltà. Non è un momento facile per lo sport professionistico.

Avevi un idolo fra i grandi pugili del passato?

Beh, sì! Mohammed Alì! E' stato il più grande di tutti! Il massimo della classe, dell'armonia muscolare, era un concentrato di potenza, rapidità e intelligenza. E poi il suo gioco di gambe... era proprio un pugile a cui non mancava niente! Tutti hanno bene o male imitato Alì. Alì è un pugile che ha reinventato la boxe!

LA GRANDE BOXE!!!!!!!!

 

 
 
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