Intervista a Patrizio
Oliva by Alessandro Diegoli
Intervista a Patrizio Oliva, medaglia d'oro dei
pesi super leggeri alle Olimpiadi di Mosca 1980,
campione del mondo dei super leggeri nel 1986, CT
della nazionale italiana di pugilato dal 1995 al
2001.
Quanto è cambiata la boxe dai tempi
(per la verità nemmeno troppo lontani)
in cui eri campione del mondo?
Il dato più importante è che oggi
c'è carenza di talenti. Fino a tutti gli
anni '80 ci sono state generazioni di grandi campioni,
a cominciare dai famosi pesi massimi americani
come Alì, Norton, Frazier, che hanno
ispirato tanti altri campioni come Hagler, Leonard.
Oggi purtroppo i pugili talentuosi sono proprio
rari! La ragione principale credo che stia nel
miglioramento della società - parlo soprattutto
dal punto di vista economico - perché era
tradizione che i ragazzi che si affacciavano alla
boxe avessero alle spalle famiglie quasi sempre
molto povere.
Erano ragazzi che cercavano nello sport un riscatto
nella vita. Naturalmente soggetti di questo tipo
avevano motivazioni fortissime, che permettevano
di sopportare la durezza del pugilato e tutti
i sacrifici che comporta. I ragazzi di adesso,
in linea di massima, economicamente stanno meglio
dei loro coetanei di trent'anni fa e questo, secondo
me, fa sì che lo spirito di sacrificio,
essenziale nella boxe, non sia molto presente.
Questo aspetto del pugilato è quello che
lo ha reso da sempre uno sport romantico, al di
là della violenza che esprime... basta
pensare a quanti film sono dedicati alla boxe!
Ma certo, la boxe oltretutto è sempre
stato uno sport che ha combattuto contro l'emarginazione!
Non dimentichiamo che in passato i ragazzi potevano
boxare praticamente gratis, a differenza di molte
altre discipline, più elitarie, dove se
non si proviene da una famiglia ricca, si è
tagliati fuori in partenza. Invece la boxe è
bella perché non è selettiva; la
suddivisione in categorie di peso fa sì
che tutti, a prescindere dalla struttura fisica,
possano infilare i guantoni.
Oggi anche nelle palestre pugilistiche si paga
una retta d'iscrizione: uno dei motivi è
che non si riesce a capire davvero se un ragazzo
viene per praticare la boxe o solo per strutturare
il fisico allo scopo di fare il bullo fuori per
strada. Sono cambiate anche le palestre... una
volta erano spesso un po' fatiscenti, collocate
in scantinati umidi: se un ragazzo andava in un
ambiente così poco accogliente si poteva
scommettere sulla sua motivazione!
Il tuo curriculum di boxeur è favoloso:
campione olimpico e campione del mondo. Naturalmente
il primo titolo da dilettante e il secondo da
professionista. Quanto è duro il salto
dall'uno all'altro?
Per chi lo fa con molta serietà non è
un salto così duro... L'abnegazione, la
motivazione e il tipo di allenamenti sono gli
stessi. Naturalmente cambiano i carichi di lavoro,
perché fra i professionisti gli incontri
prevedono molte più riprese. Ma quando
uno ha dentro di sé la determinazione di
diventare campione, tutto si riesce a fare!
Io ne ho avuto la prova guardando me stesso:
quand'ero giovane non ho mai pensato ai soldi,
mi bastavano le gratificazioni date dalla medaglia
d'oro o dalla cintura mondiale; queste cose mi
facevano superare tutte le durezze imposte da
questo sport. Poi, quando ho cominciato a guadagnare
bene e ho realizzato molti dei miei obiettivi,
la fatica della boxe ha cominciato a pesarmi.
C'è spazio per guardare al pugilato
del futuro con un occhio ottimista?
Io faccio l'organizzatore di incontri professionistici
e conosco bene le difficoltà che si riscontrano
in questo mondo. Ci sono tanti ragazzi che combattono
per passione, ma a un certo punto se si arriva
in alto è giusto voler guadagnare dei soldi...
Anche lo sport (e il pugilato) risente della crisi
economica. Sponsor e pubbliche amministrazioni,
i canali attraverso i quali si reperiscono i fondi
per organizzare gli incontri, sono molto spesso
in difficoltà. Non è un momento
facile per lo sport professionistico.
Avevi un idolo fra i grandi pugili del passato?
Beh, sì! Mohammed Alì! E' stato
il più grande di tutti! Il massimo della
classe, dell'armonia muscolare, era un concentrato
di potenza, rapidità e intelligenza. E
poi il suo gioco di gambe... era proprio un pugile
a cui non mancava niente! Tutti hanno bene o male
imitato Alì. Alì è un pugile
che ha reinventato la boxe!
LA GRANDE BOXE!!!!!!!!

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