C'è, nella storia del pugilato, una scuola
che sia mai stata in grado di competere con quella
statunitense?
In linea generale gli Stati Uniti sono la prima
potenza mondiale in campo sportivo e quindi non
stupisce che lo siano anche nel pugilato. Più
che una scuola antagonista, vale la pena di soffermarsi
sulle varie radici all'interno della stessa tradizione
pugilistica statunitense. Per esempio c'è un'impronta
irlandese molto marcata e naturalmente c'è la
matrice africana, nei pugili neri d'America.
In più c'è la scuola che si è sviluppata nelle
fasce di indigenza delle grandi metropoli: un
portoricano povero che cresce a New York non ha
molte alternative fra spacciare droga o fare il
pugile... Un filone importante è quello che si
è sviluppato negli Stati Uniti sud-occidentali
(California e Texas su tutti), perché ci sono
connotazioni messicane molto importanti, soprattutto
nelle piccole categorie di peso.
Qual è l'incontro più
bello, tecnicamente e agonisticamente, che Lei
abbia mai visto?
Forse il match più rappresentativo è stata
la prima delle tre sfide fra Alì e Frazier,
il 7 marzo 1971 al Madison Square Garden di New
York. C'era un contrasto di stili perfetto: l'aggressività
di Frazier contrapposta alla velocità di Alì.
Fra l'altro fu un incontro vinto da Frazier ai
punti grazie al knock down inflitto ad Alì con
un gancio sinistro all'inizio della quindicesima
ed ultima ripresa!
Molti, però, dicono che l'incontro più importante
dal punto di vista storico sia stato quello fra
Joe Louis e Max Schmeling, nel 1938 sempre a New
York, perché rappresentò un confronto fra l'America
nera e la Germania nazista.
Fra i numi tutelari della boxe, chi è
stato decisamente sopravvalutato e chi invece
non ha raccolto quanto avrebbe meritato?
Senza andare tanto lontano possiamo tranquillamente
dire Tyson! Ma sì, perché Tyson ha catturato l'attenzione
del pubblico per la straordinaria aggressività
che riusciva ad esprimere, ma analizzando la sua
carriera, soprattutto la qualità dei suoi avversari,
viene fuori che “Iron Mike” non ha battuto
nessuno, o quasi... Viceversa, quando
si è trovato davanti a pugili “veri”, come Holyfield
e Lewis, ha finito per perdere.
Per quanto riguarda il pugile che ha meno raccolto,
potremmo citare il messicano Salvador
Sanchez, che secondo me è stato il miglior peso
piuma di sempre. Ha avuto la sfortuna
di morire giovane, a ventitre anni, in un incidente
stradale nel 1982 poche settimane settimane dopo
aver vinto un match epico contro Azumah Nelson.
Quale categoria di peso, per le sue caratteristiche,
è la più spettacolare?
Senza dubbio i pesi medi! L'ottimo peso medio
è potente, ma allo stesso tempo ha capacità tecniche
ed è veloce... è un po' il pugile ideale: non
a caso, dovendo scegliere il miglior pugile di
tutti i tempi (nei limiti in cui una scelta del
genere è possibile!) di solito si indica Sugar
Ray Robinson, perché davvero aveva tutte
le qualità di potenza e agilità che caratterizzano
un grande campione.
Lei è stato anche organizzatore
di incontri. C'è un match di
cui va particolarmente fiero?
Sì ce ne sono alcuni... uno è di sicuro il
campionato del mondo dei pesi mosca fra Salvatore
Burruni e Kingpetch, perché all'epoca
(1965 ndr) era molto difficile convincere
un campione del mondo a venire a mettere in palio
il titolo in Italia; infatti le trattative con
Pone Kingpetch, tailandese, furono davvero impegnative!
Forse però la maggiore soddisfazione mi è stata
data da Bruno Arcari. A mio parare, se
Benvenuti è stato il pugile italiano più importante,
Arcari è stato il migliore... anche se
non tutti la vedono come me! Perciò credere in
lui prima degli altri eorganizzare alcuni suoi
incontri, mi ha dato grande soddisfazione professionale!
LA GRANDE BOXE!!!!!!!!
