Assemblea ANAP 25-01-04 by Gm
Nonostante le impervie condizioni atmosferiche, domenica 25 Gennaio u.s. si è svolta a Borgo San Lorenzo (FI) l'assemblea annuale dell'A.N.A.P (Associazione Nazionale Allenatori Pugilato).

Le presenze, in barba alla neve e al freddo, sono state numerose, nella bella sala consigliare del comune del Mugello si sono riuniti non meno di una cinquantina fra aspiranti insegnanti e insegnanti provenienti da tutta Italia compreso dalla lontana Sicilia.

A presiedere l'assemblea c'erano anche importanti cariche della F.P.I. Falcinelli, Bergamasco, De Girolami, Mela, Renzini, Fracasso, Scioti e tanti altri .

Durante quest’amichevole incontro molti sono stati gli interventi, tutti in modo appassionato e sincero. Dal riconfermato presidente dell'associazione Gordini, ai “riconfermati” consiglieri Freo, Raspugli, Frontaloni, Moscatelli e di altri che non nomino per evitare fare un noioso elenco.

Un momento toccante, quasi commovente, è stato l’intervento dei Fratelli Duran, gli indimenticabili Alessandro e Massimigliano che hanno dimostrato veramente quanto amino questo sport trasmettendo a chi li ascoltava , quel passionale e sincero sentimento che provano verso questo sport, al quale hanno dato tanto ricevendo, secondo me, molto meno di quanto meritavano.

Bando ai sentimentalismi: durante la riunione argomento clou della mattinata è stato, come logico economico. E’ inutile negarlo questo è un aspetto importante per coloro che sono il perno del Pugilato. Viene portata come esempio la Germania, che da qualche anno vive, pugilisticamente parlando, un momento di continua crescita e notorietà tant'è che dopo il calcio e l'automobilismo c'è il pugilato come sport più seguito. Questo successo a parere di molti e’ dovuto soprattutto ad un specifico organizzatore di cui non ricordo il nome, ma anche di un tecnico che e’ anche uno degli sportivi più pagati della Germania (questi sono dati che sono stati riportati durante il dibattito da persone che non credo parlino a sproposito).

A proposito di questo come tutta risposta da parte della Federazione c'è stato l'annuncio delle nuove direttive riguardanti l'accompagnamento dei pugili ai Tornei Internazionali, ( in poche parole, la FPI paga il viaggio ed i biglietti ingresso alle gare, mentre i tecnici o semplici sostenitori si pagano il soggiorno).

Dopo gli interventi delle varie personalità sono iniziate le votazioni, ( con il risultato che tutti ormai sappiamo) dopo di queste c'è stato l'immancabile appuntamento culinario apprezzato da tutti gli intervenuti in quanto ha reso possibile creare quell'atmosfera di amicizia, collaborazione, complicità che solo un buon pranzo innaffiato da un buon vino può fare (soprattutto se gratis ).

Sarà per colpa di quest'ultimo (un vino genuino e sincero, che scendeva da solo ), del tempo e dell'ora tarda che il tanto richiesto dibattito non c'è più stato, in più, anche il fatto che molti degli intervenuti avevano avanti a loro parecchi chilometri da fare prima di tornare alle loro famiglie. E’ si! Questa parola “famiglia” più volte è stata menzionata nella mattinata e alla quale indubbiamente tanto si deve in termini di pazienza e comprensione visto che è la prima a risentire di questa nostra passione ( parlaci tu con mia moglie quando mi debbo assentare anche nelle poche ore libere dal lavoro per portare un ragazzo a combattere, o per fare un corso oppure per partecipare a una riunione) .

Per finire è d'obbligo ringraziare il Sig.Sarti Gabriele che tra l'altro è il rappresentante degli insegnanti toscani, che ha organizzato in modo impeccabile come solo lui sa fare, questa manifestazione tant'è che con i suoi sforzi e con la sua passione ha portato il Pugilato in tutto il Mugello a un grado di notorietà pari a una piccola Germania.

A dimostrazione di questo, durante la riunione c'è stato anche l'intervento del sindaco di Borgo San Lorenzo, Sig. Margheri Antonio, che ha ribadito il pieno appoggio per lo svolgersi di altre iniziative collegate al Pugilato nel suo territorio ( non è che ha letto la relazione all’U.d.B.? chissa! ).

Si conclude così quest’ assemblea di noi insegnanti, un gruppo di amici che una volta l’anno si riunisce per discutere delle problematiche della categoria e dello sport che amano, un gruppo di persone “rivali” tra di loro uniti da una passione per lo sport , sempre più amici ma anche, sportivamente parlando, ..... sempre rivali .

Ciao Giulio M.

Grazie Giulio e visto che hai citato Alessandro e Massimigliano Duran, beccati questa dedica.

Dalla prossima settimana iniziamo con le vere news , quelle news che piacciono a tutti .... noi!

Duran una famiglia di campioni

Per chi non conosce bene la boxe, questo è soltanto lo sport dove due uomini si prendono a pugni su un quadrato. Ma non è così. Il pugilato è un arte di tecnica, sudore, sacrificio e coraggio, una continua sfida con sé stessi, oltre che con gli altri. Vinci solo se sei al meglio delle tue condizioni psicofisiche e rimanere per tanti anni ai massimi livelli è un pregio di pochi. Solo i grandi uomini sono grandi pugili e Ferrara può vantare alcune delle massime espressioni a livello mondiale di questo splendido e nobile sport, metafora di vita come nessun altro. Da oltre 40 anni la famiglia Duran è sinonimo di vittoria per la nostra città che, sportivamente parlando, continua ad attraversare un periodo non certo brillante. Carlos, Massimiliano ed Alessandro hanno regalato gioie immense a diverse generazioni di sportivi italiani. Ha cominciato il grande gaucho negli anni 60 a danzare sul ring, collezionando vittorie prestigiose in tutto il mondo e titoli italiani e continentali. Una classe cristallina, uno spettacolo vederlo combattere ed i ferraresi organizzavano carovane di pullman per seguirlo ovunque. Quella stessa classe che come un marchio d.o.c. ha trasmesso ai figli, dopo essersi arreso all’evidenza del loro grande desiderio di ricalcarne le orme. Ed è stata una marcia trionfale, Massimiliano ed Alessandro hanno conquistato cinture europee e mondiali in successione continua. E dopo il ritiro del primo dall’attività agonistica, il secondo ha continuato ad accumulare vittorie . Come dimenticare l’incontro contro il russo Pestraiev in un match che rimarrà nella memoria di tutti.

Mentre Alessandro continua a combattere, al suo angolo Massimiliano non lesina certo al fratello preziosi consigli. Il maggiore di casa Duran è diventato uno dei più bravi tecnici a livello mondiale e sono oramai tantissimi i pugili che per crescere o per rinascere si affidano alle sue cure.

In questo grande quadro famigliare, non possiamo certo dimenticarci di mamma Augusta.

Il vero ago della bilancia, una donna forte che ha saputo affrontare insieme ai figli le avversità del destino che le hanno strappato prematuramente Carlos. Sempre presente a bordo ring, partecipa all’evento sportivo unendo la trepidazione di mamma alle conoscenze tecniche.

Accudisce con amore la palestra della Pugilistica Padana e respira boxe come e più di un pugile.

Questi sono i nostri campioni, ancora più grandi perché dotati di una dose di umiltà e simpatia che li rende facilmente raggiungibili a tutti. Basta andare in centro storico per vederli scorazzare in bicicletta, o fermarsi sotto la statua del Savonarola per scambiare due chiacchiere con loro. Sempre disponibili non si sottraggono a nessun impegno pubblico anche al più banale. La famiglia Duran merita un grande riconoscimento ufficiale, soprattutto perché lo vuole la gente. Intitolare il palazzo della sport a chi da oltre quarant’anni tiene alto il nome ferrarese è, oltre che un doveroso riconoscimento personale, anche un regalo a tutti noi.

Carlos Duran
Nato in Argentina a Rosario di S.Fe nel 1936, salì sul ring da professionista nel 1958, quando ventiduenne vinse per ko la sua prima sfida. Nel 1960 l’approdo in Italia prima a Cremona e poi stabilmente a Ferrara dove il 26 dicembre dello stesso anno fece il suo debutto vincente. Presa la cittadinanza italiana conquistò da peso medio il titolo tricolore nel 1966. E l’anno successivo si impossessò anche del titolo europeo superando a Torino lo spagnolo Luis Folledo per kot alla dodicesima ripresa. Rimase ai massimi vertici continentali fino al 1970 dove sconfitto a Copenaghen dal danese Bogs, seppe comunque prendersi la rivincita qualche mese dopo. Tornato sul trono dei medi, ne scese poi definitivamente nel giugno 1971 per mano del francese Bouttier. Nel 1972, rientrato nella categoria dei pesi superwelter riconquistò per l’ennesima volta il titolo europeo contro lo spagnolo Hernandez a Sanremo. Dopo due difese vittoriose, sconfitto dal francoarmeno Kechinian, abbandonò definitivamente il ring. Dotato di un immensa classe visse la sua stagione nell’era dei grandi medi quali Griffith, Monzon e Benvenuti, con il quale si misurò e venne sconfitto ai punti da un verdetto molto discusso. Aveva conosciuto anche il lato più drammatico di questo sport, quando il tedesco Jupp Elze, sfiadante al titolo europeo, lo affrontò visibilmente drogato e pagò questo errore con il prezzo più alto. Carlos resosi conto che l’avversario rimaneva in piedi senza alcuna cognizione di quello che stava accadendo, smise di colpirlo e invocò più volte e platealmente la sospensione del match. Crediamo che dipenda proprio da questo quel blocco che non voleva permettere ai figli di salire sul ring. Arresosi tuttavia al loro grande desiderio, si mise a completa disposizione, accudendoli come non mai sia in palestra che all’angolo costruendo giorno dopo giorno due splendidi atleti. Se ne andò, il 2 gennaio 1991,vittima della strada lui che aveva affrontato mille pericoli ed insidie, portando con sé la grande gioia di Massimiliano campione del mondo. Oltre delle grandi imprese sportive, di lui ci ricorderemo, quel modo di andare contro tutto e contro tutti, le mille battaglie con la federazione pugilistica, la sua parlata arrotata fatta di un accento ispanico-italiano, un cabezon che non temeva niente e nessuno disposto a sfidare il mondo pur di portare avanti le sue idee che erano spesso e volentieri quelle giuste. Quel papà comunque è sempre lì, invisibile ma ben presente con i suoi “Mafimiliano y Alejandro”. E tutti quei titoli in bella vista è il regalo che i figli gli hanno fatto per onorarlo sempre.


Massimiliano Duran
Massimiliano Duran il maggiore dei due figli di Carlos è nato a Ferrara il 03/11/1963. Conosciutissimo da tutti con il soprannome di “ Momo” , affibbiatogli dopo il suo primo e vittorioso incontro da professionista con lo slavo Momo Kupelic. Al suo 14 ° combattimento tra i professionisti è diventato Campione Italiano dei massimi leggeri, superando dopo uno spettacolare incontro Alfredo Cacciatore per KO alla 10° ripresa al Palasport di Ferrara, era il 04 novembre del 1989. Pochi mesi dopo nel luglio del 1990 la grande chance iridata, sul ring di Capo d’Orlando contro il portoricano Carlos de Leon, , una delle leggende del pugilato mondiale, campione imbattuto da oltre un decennio. Sembrava un match improponibile, ma Massimiliano seppe sovvertire qualunque pronostico dominando l’incontro dall’inizio alla fine, da vero fuoriclasse, una autentica lezione di grande pugilato al suo ben più titolato rivale che dopo quella clamorosa sconfitta pose fine alla sua carriera. Era nata una nuova stella nel firmamento pugilistico mondiale. A papà Carlos brillavano gli occhi mentre Massimiliano alzava al cielo la cintura di Campione del Mondo. Pochi mesi dopo la vittoriosa difesa al Palasport di Ferrara contro Anaclet Wamba, quel francozairese che si ritrovò di fronte , con in palio il titolo, nel luglio del 1991, in uno dei più drammatici match degli ultimi anni. In una torrida serata palermitana, una ferita apertasi alla tempia di Momo dopo neanche due minuti della prima ripresa costrinse il ferrarese a combattere in condizioni menomate, con il sangue che copioso continuava ad uscire. Pur in questa difficilissima situazione, tirando fuori tutto l’orgoglio e la grinta del campione e dell’uomo vero, Massimiliano con stoica determinazione mise in grande difficoltà il rivale, che sembrò più volte sul punto di capitolare. All’undicesima ripresa, però stremato dovette abbandonare, pur essendo in vantaggio ai punti. Uscì con la bombola d’ossigeno, fra gli applausi commossi del pubblico palermitano che si era esaltato per quella sublime prova di coraggio. Fu nuovamente sconfitto qualche mese dopo a Parigi da Wamba, complice una pesante influenza che ne aveva pesantemente condizionato la preparazione. Tuttavia Massimiliano si apprestava a vivere un altro grande momento di sport, sia per l’emozione, quella del titolo europeo, sia per la cornice dell’incontro, Piazza Municipale, nel cuore di Ferrara. In una caldissima sera di luglio, con il pubblico assiepato in ogni ordine di posti, Momo letterlmente demolì il pericoloso inglese Angol. All’undicesima ripresa il kappao, uno dei più drammatici e spettacolari mai visti. L’inglese centrato al volto da una pesantissima combinazione crollò al tappeto e fu costretto ad abbandonare il ring in ambulanza , per essere ricoverato d’urgenza all’ospedale. Si temette per la sua salute, ma fortunatamente la ripresa avvenne dopo poche ore. Mamma Augusta, ricordando anche il dramma vissuto da Carlos nel 1968, accorse al suo capezzale, e lo vegliò come un figlio. Dopo qualche mese per Massimiliano una nuova insidia britannica quel Thompson, n. 1 in tutte le classifiche del ranking mondiale. La difesa dell’europeo al palasport di Ferrara. Fu l’ennesimo match all’arma bianca per Momo, che costretto al tappeto nel corso della prima ripresa, assalì l’inglese travolgendolo, accumulando un largo vantaggio ai punti, senza, però, mai trovare il colpo risolutore. Cosa che, invece, non senza un pizzico di fortuna, trovò il rivale all’ottava ripresa, portandosi a casa il titolo. Al match di rientro con il russo Illin, l’infortunio alla retina che ha sconsigliato Massimiliano al prosieguo dell’attività agonistica. Si chiude qui la carriera di un grande pugile che ha impressionato sia per le immense doti tecniche che per quelle di coraggio, un mix vincente che lo ha portato ai massimi vertici. Oggi è uno dei più apprezzati maestri di boxe sia in Italia che all’estero. Sono oramai numerosi i pugili italiani d’istanza a Ferrara e la Pugilistica Padana è frequentatissima. Fra i suoi miracoli, la rigenerazione di Stefano Zoff, pugile considerato oramai finito che ha conquistato la corona mondiale dopo uno spettacolare match a Cannes. Allena logicamente con grande successo anche il fratello Alessandro che ne riconosce apertamente i meriti alla fine di ogni incontro.

Alessandro Duran

Il più giovane dei fratelli Duran è nato a Ferrara il 5 febbraio 1965. Ha debuttato come professionista a Chicago appena diciottenne, in barba ai regolamenti italiani, superando il messicano Perez. Puntualmente squalificato, ritornò sul ring nell’ottobre 1985 vincendo per kot il suo primo incontro ufficiale. Nel luglio del 1988 il primo assalto al titolo tricolore detenuto dall’esperto Zurlo che si impose di misura sul ring di casa. L’anno dopo finalmente la conquista del titolo nazionale superando il bolognese Pesci che seppe prendersi la rivincita a distanza di dodici mesi. La carriera di Alessandro è continuata con una lunga serie di combattimenti tricolori, ben diciassette, intervallati da due tentativi uno iridato versione Wbo ed uno europeo, entrambi falliti per un soffio. Finalmente l’acuto mondiale nell’ottobre del 1996 dove sconfisse per squalifica lo scorbutico sudafricano Murray alla 5° ripresa, sul ring di Sanremo. Dopo il fratello maggiore ora anche Alessandro poteva vantarsi del fregio di campione del mondo. Dominato Murray anche nella successiva rivincita a Ferrara, nel luglio del 1997, subì in Sicilia uno sconcertante kappao ad opera del sudafricano Peter Malinga , che approffittò della trattenuta dell’arbitro per colpirlo. L’obbligata rivincita imposta dalla federazione mondiale, regalò, nel novembre dello stesso anno, agli sportivi ferraresi accorsi al Palazzo dello Sport ed ai telespettatori a casa , uno degli incontri più belli ed avvincenti che la storia pugilistica recente ricordi. Alessandro per nulla intimorito dal fortissimo rivale, lo stordì con una ubriacante tattica colpendolo più volte senza però mai farsi trovare. Uno spettacolo di tecnica pugilistica culminato con una spettacolare vittoria salutata dalla standing ovation del pubblico e da una audience televisiva altissima. La storia recente ci porta alla doppia sconfitta con Piccirillo; la prima ha visto un Alessandro pagare molto cara la confidenza concessa al barese, finendo l’incontro prima del limite, mentre la seconda pur sconfitto ai punti ha messo per lunghi tratti in difficoltà l’avversario che combatteva sul ring di casa sospinto dal tifo di cinquemila persone. A 33 anni suonati, reduce da due appuntamenti falliti, per Alex sembrava avviarsi una inesorabile fase di declino. Tuttavia il neomanager Cherchi, che aveva sostituito Spagnoli, riuscì a procurargli una nuova chance europea. Il 24 aprile del 1999, come il buon vino che invecchiando migliora, Alessandro regalava un'altra memorabile prestazione ai suoi tifosi surclassando il fortissimo Nesterenko. Qualche mese dopo nell’ottobre dello stesso anno una inspiegabile sospensione del match per ferita privava nuovamente il ferrarese del titolo difeso dall’assalto del pericolosissimo russo Pestraiev. Fino ad arrivare al 19 marzo del 2000, dove sul ring di Ferrara, Alessandro si è ripreso quello che gli apparteneva, cuocendo lo spaesato Pestraiev, che presentatosi con i favori del pronostico si è ritrovato investito da un’autentica bufera che lo ha reso goffo e prevedibile. Il segreto è semplice, una professionalità ai massimi livelli, una serietà unica e preparazioni certosine che non trascurano il benché minimo particolare. Alessandro è dotato di una formidabile tecnica, di assoluto valore mondiale.

GRAZIE CAMPIONI

Una denuncia letta quà e là in una fredda sera d’inverno …

IMMERSIONE NELL'UNIVERSO DELLA BOXE AMERICANA
La puttana, lo schiavo e lo stallone


I pugili afro-americani non sono drogati e sono pienamente coscienti di essere sfruttati. Essi declinano questo abbassamento attraverso le metafore della prostituzione e della schiavitù. Tuttavia, malgrado le disillusioni di una vita ascetica e aspra, il pugile raramente insorge contro il suo destino economico: si rassegna a essere una merce di carne. Testimonianza di Loic Wacquant che per tre anni ha condiviso l'allenamento e la vita dei pugili nel ghetto nero del South Side di Chicago.


A dar credito ad una delle spiegazioni addotte con maggior insistenza dai detrattori della Noble Art, questo sport sopravvive ancora perché i pugili sono ragazzi ingenui, creduloni, facile preda di questo «show-business with blood» al quale sacrificano buona parte della loro vita e del loro essere.

In realtà, i pugili sono ben consapevoli di entrare in un mondo di sfruttamento illimitato in cui ruberie, dissimulazioni e maltrattamenti di ogni sorta sono all'ordine del giorno e i danni fisici e il decadimento personale sono la conseguenza logica dell'esercizio della professione.

Un socio della palestra del ghetto di Chicago che ho frequentato per tre anni per apprendere i rudimenti della scienza pugilistica descriveva così i rapporti tra i diversi protagonisti dell'ambiente: «Tutti cercano di schiacciare tutti, tutti vogliono far male a tutti, e nessuno si fida di nessuno» .

Per esprimere la loro coscienza di essere sfruttati, i pugili si servono di tre linguaggi gergali strettamente imparentati fra loro, quelli della prostituzione, della schiavitù e dell'allevamento del bestiame. Nel primo, il duo pugile-manager viene equiparato alla coppia formata dalla prostituta con il suo prosseneta; il secondo raffigura il ring come una piantagione in cui manager e organizzatori interpretano la parte del padrone e del caposquadra; il terzo allude al fatto che i pugili vengono trattati come cani, porci, stalloni o altri animali ad uso commerciale. Questi tre linguaggi denunziano, nel momento stesso in cui lo enunciano, il commercio contro natura del corpo proletario.

Nel primo linguaggio, ad accomunare il manager ed il magnaccia sarebbe la pretesa di occuparsi degli interessi finanziari e di proteggere l'integrità fisica dei rispettivi «partner», mentre ne usano ed abusano bellamente per soddisfare la loro brama di guadagno. Come sul marciapiede la prostituta offre la capacità sessuale del suo corpo di femmina in cambio di denaro, così sul ring il pugile vende la capacità del suo corpo di maschio di infliggere e sopportare la violenza fisica, mentre dietro le quinte manager ed organizzatori si spartiscono il grosso del malloppo che questo commercio di carne maschile procura.

Il secondo linguaggio dello sfruttamento si riallaccia all'esperienza storica della schiavitù. Balza agli occhi la grande carica emotiva che comporta questa analogia fra i pugili afro-americani. Ashante, il mio compagno di palestra e sparring parnter abituale, si ricorda di aver assistito ad un incontro particolarmente brutale che gli aveva aperto gli occhi di fronte all'iniquità economica intrinseca alla boxe: «Ho visto Hightower contro quel tizio.

Da quel giorno, odio la boxe Hightower e quel tizio si sono quasi ammazzati di botte. La folla era come in delirio, mi sono detto, "Guarda 'sto letamaio, quei due si stanno scannando per cento dollari, cazzo, siamo tornati ai tempi della schiavitù Quei due si sono ritrovati all'ospedale, e perché poi? Per duecento dollari, cento a testa"».

Il terzo registro con cui i pugili esprimono la loro sensazione viscerale di sfruttamento ricorre a metafore prese dall'allevamento degli animali, che li riducono al rango di bestie da addestrare, nutrire, allevare ed esibire - o infine da divorare con crudeltà da cannibali - come meglio aggrada a chi controlla le leve economiche della professione.

Una sera in cui ce l'aveva col suo allenatore che si era messo d'accordo sottobanco con l'organizzatore locale, Luke mi ha spiegato: «è come ... come se fossi un cavallo in una scuderia - la mattina mi alzo, il mio allenatore mi porta fuori a correre, mi mettono in ghingheri, mi danno la biada e mi riportano nella scuderia, e arriva poi Ralph [l'organizzatore di pugilato] che dice [con tono eccessivamente cordiale] : "Ehi, come va? [con voce dolciastra, imitando l'accento di un bianco]: Come va il nostro bello stallone nero?"».

Phonzo è uno dei pochissimi pugili di Chicago che hanno conquistato un titolo mondiale negli ultimi venti anni. Eppure, quando accenniamo alle ricadute economiche della sua carriera, tutto in lui - l'espressione, il portamento, il tono, lo sguardo - tradisce una profonda amarezza.

Dopo tanti anni di «sacrifici», passati a sottomettersi al sistema di vita monacale dei pugili professionisti, a correre e ad allenarsi in palestra tutti i giorni, a infliggersi diete da fame e a reprimere la vita sociale e sessuale, ce l'ha fatta, ha conquistato una cintura da campione del mondo. Ma quello che avrebbe dovuto essere un'apoteosi professionale e un motivo di esaltazione personale è risultato invece un momento vuoto, senza la minima gioia: «Qui negli Usa, i soldi sono il potere, possono procurarti molti nemici e anche un sacco di amici bugiardi [con aria visibilmente affranta]. Credevo di avere degli amici, ma appena ho cominciato a guadagnare qualche soldo [e la voce si fa più dura, lo sguardo cupo] si sono trasformati in tanti avvoltoi. E quando un amico diventa un avvoltoio, ti spolpa fino all'osso: ti sfruttano come se fossi un maialino da latte. Ti mangiano vivo. Alla fine, quando ho sfondato, non c'era più intorno a me la gente che mi sosteneva all'inizio, ed io ero molto infelice».

Spesso i pugili abbinano e alternano fra loro i tre linguaggi dello sfruttamento.

Nell'estate del 1992, testimoniando davanti alla Commissione d'inchiesta sulla corruzione nella boxe professionista del Senato degli Stati uniti, Dave «Tnt» Tiberi - un peso medio bianco di scarsa notorietà - elaborò fino in fondo la metafora antropofaga, spiegando che «a seconda del loro livello, molti pugili sono considerati dagli organizzatori come costate di maiale di prima scelta, altri come cotolette e i meno dotati come carne di scarto, ma raramente sono considerati esseri umani». La deposizione di James Pritchard, detentore del titolo dei medio-massimi della Ibf, aggiunge alla scena un tocco da vampiro: « [i managers] ti pizzicano e ti succhiano il sangue, come le zanzare. Quando ti prendono, ti svuotano fino all'ultima gocciai».

Il capitale corporeo Anche se manifestano, spesso con vivacità e con dolore, un forte senso di sfruttamento, è raro che i pugili si ribellino al loro destino economico.

Nella vita quotidiana, si rassegnano al fatto di essere merce di carne umana, ricorrendo a tre tipi di discorso che tutelano il loro senso di integrità personale e professionale.

La prima razionalizzazione presenta lo sfruttamento come una realtà della vita, un dato nudo e

crudo dell'esistenza comune della gente comune, con cui non resta altra possibilità se non cercare di battersi al meglio. In questa prospettiva, la boxe non si distingue affatto dagli altri giochi sociali ai quali possono accedere i giovani proletari dei quartieri più poveri, stante che le loro chance sono state compromesse in partenza da un sistema della pubblica istruzione assolutamente fallimentare e dalla marginalità cui li condanna un mercato del lavoro poco qualificato già traboccante di manodopera a poco prezzo.

Come dice il mio compagno di allenamenti Butch, «Se vieni da una classe di povera gente senza niente, senza istruzione, quando arriva un tizio che ti dice "Ehi, ragazzi, sentitemi bene, se salite sul ring, vi mollo 150 bigliettoni", come fai a rifiutare? Se i ragazzi avessero un lavoro, se avessero qualche dollaro in tasca, non ci penserebbero proprio, a battersi su un ring».

È così, al punto che, anziché nutrire rancore nei confronti di manager ed organizzatori, certi pugili sono addirittura pieni di riconoscenza per chi ha dato loro l'occasione di giocare a quella specie di lotteria che è la boxe professionista.

Comunque sia, gli ambienti del pugilato godono di una pessima reputazione, per cui nessuno può affermare sinceramente d'essere stato ingannato: tutti i partecipanti sanno che la boxe è una fossa di pescecani, in cui chi non divora gli altri sarà il loro pasto. Entrare nell'economia del pugilato comporta l'accettazione immediata, esplicita o implicita, di occuparvi una posizione subalterna e sfruttata all'eccesso.

Lo spirito d'iniziativa che anima la professione spiega come mai i pugili arrivino a tollerare la loro sorte in silenzio. Dal primo momento in cui mettono piede in una palestra, gli adepti della Noble Art vengono letteralmente rimpinzati di idee e di storie che celebrano l'individuo in atteggiamento di sfida e che raffigurano il pugile come un gladiatore dei tempi moderni, fieramente deciso a impadronirsi del suo destino a suon di pugni. Questo discorso in chiave imprenditoriale si innesta sull'esperienza professionale dell'autoproduzione corporea: durante gli allenamenti, il pugile si impegna in un lavoro specializzato che mira a produrre un tipo particolare di capitale corporeo, da valorizzare e vendere sul mercato della boxe.

A caro prezzo - da 5 a 10 chilometri di corsa ogni mattina, boxe con l'ombra, riprese al sacco e al punching-ball, salto alla corda ed esercizi di agilità, ripetizione delle varie combinazioni sul ring e riprese d'allenamento, il pugile «sviluppa il suo potenziale latente e lo costringe ad agire secondo la sua volontà». Trasforma il suo organismo, prende possesso delle sue capacità ed estrae, letteralmente, dal vecchio essere carnale un essere nuovo. E può disporre di una scena su cui affermare il proprio valore morale e costruire un io trascendente ed eroico che gli consentirà di sottrarsi al rango di «non persona» cui sono tradizionalmente relegati i (sotto)proletari della sua risma.

Last but not least, le competenze specifiche che i pugili acquisiscono nella vita professionale fanno parte del loro organismo, e in quanto tali costituiscono una loro proprietà personale ed inalienabile. I pugili sono artigiani del corpo (maschile e violento) che, al pari dei loro omologhi della rivoluzione industriale, menano vanto del fatto di «avere un mestiere» piuttosto che «un posto».

D'altronde, molti di loro sono entrati nella professione spinti dall'amore per il pugilato e contemporaneamente dal desiderio di sottrarsi ai «lavori da schiavi» della new economy dei servizi in cui è necessario «lustrare le scarpe a qualcuno» e soffrire sottomissione personale, umiliazione culturale e perdita dell'onore virile, pur di conservare il posto - e tutto per uno stipendio da fame, senza sicurezza economica o prospettive di carriera. Per questo motivo, vedono nella boxe il mezzo di sfuggire al destino dei «venti lavoretti da due soldi» con cui non si farà mai strada.

Infine, grazie anche alla complicità interessata dei suoi pari, allenatori, amici, parenti e tifosi, ogni pugile si aggrappa all'idea che sarà proprio lui l'eccezione individuale che conferma la regola collettiva, l'uomo che, contro ogni previsione, avrà la forza di trasgredire la legge universale dell'estorsione ai danni dei pugili.

In ultima analisi, la responsabilità dello sfruttamento ricade sulle spalle del pugile: se vuole rivendicare la paternità dei suoi momenti di gloria, dev'essere pronto a sopportare il martirio della sconfitta professionale e della distruzione fisica.

A ben guardare, la boxe non è altro che un «business capitalista» come tanti altri. Nel suo intimo, il pugile crede davvero nella «normalità» dello sfruttamento, nella capacità creativa dell'imprenditoria corporea e nella possibilità che un individuo eccezionale riesca a sottrarsi alle leggi dell'universo specifico, e così facendo contribuisce a riprodurre il malinteso collettivo che spinge tutti i pugili a farsi complici della propria commercializzazione.
Quanto all'intensità particolare di questo sfruttamento, possiamo spiegarla considerando la distanza sociale ed etnica esistente fra sfruttatore e sfruttato, ed il fatto che i pugili come loro capitale non possiedono altro che il loro corpo ben allenato e la tempra morale indispensabile per valorizzarlo, mentre manager ed organizzatori in pratica hanno il monopolio delle risorse e delle capacità economiche necessarie per gestire il business del pugilato. L'assenza pressoché totale di normativa da parte della burocrazia di stato deriva anch'essa dalla posizione subalterna dei suoi adepti e del suo pubblico nella gerarchia etnica e sociale. Come spiega il mio compagno di palestra, Smithie: «Vedi, se in questa professione ci fossero laureati dell'università, diplomatici, gente di una certa cultura che torna nel mestiere, beh, allora sì, loro chiederebbero più [regole]. Ma, ecco, il tipo di gente che trovi nel mestiere esige rapporti di questo calibro, un business di questo calibro. Sono uno lo specchio dell'altro».

L'organizzatrice Rosanna Conti Cavini ha fissato i primi due appuntamenti titolati della stagione:

Il 5 marzo a Lastra a Signa (Fi) vacante Mondialino Wbc dei massimi leggeri tra Vincenzo Rossitto e Lee Manuel Osie (Lib).

Il 19 marzo titolo Ue dei medi tra Lorenzo Di Giacomo e lo sfidante Mohamed Hissani (Fra).

CAMPIONATO D’ITALIA PESI PIUMA
Non è stato tecnicamente opportuno prendere in considerazione la candidatura di Angelo IODICE (Boxe Rosanna Conti Cavini) – unica pervenuta entro il termine regolamentare – a sfidante ufficiale del campione Alberto SERVIDEI (Boxe Rosanna Conti Cavini).

CAMPIONATO D’ITALIA PESI SUPERLEGGERI
La Soc. Boxe Rosanna Conti Cavini, aggiudicatrice dell’asta per l’organizzazione dell’incontro tra il campione Salvatore BATTAGLIA (Boxe Rosanna Conti Cavini) e lo sfidante ufficiale Giuseppe LAURI (Boxing Cotena & Oliva Group), ha comunicato che il pugile Salvatore BATTAGLIA ha abbandonato il titolo di campione della categoria per tentare la conquista del Campionato europeo.

Di conseguenza, il pugile Massimo BERTOZZI (Boxe Rosanna Conti Cavini), a suo tempo nominato supplente al titolo, sarà il co-sfidante di Giuseppe LAURI per la disputa del titolo vacante della categoria.

CAMPIONATO D’ITALIA PESI WELTER
Entro il termine federale non sono pervenute candidature per la scelta del co-sfidante di Sven PARIS (Boxing Cotena & Oliva Group) per la disputa del titolo vacante della categoria.

Pertanto, le sfide a PARIS si intendono aperte a tempo indeterminato.

CAMPIONATO D’ITALIA PESI SUPERMEDI
E’ omologato il risultato dell’incontro svoltosi a Grosseto il 26 dicembre u.s. tra il campione Alberto COLAJANNI (Boxe Rosanna Conti Cavini) e lo sfidante ufficiale Vincenzo IMPARATO (Boxe Loreni).

COLAJANNI ha conservato il titolo battendo l’avversario ai punti.

CAMPIONATO D’ITALIA PESI MEDIOMASSIMI
Il 6 febbraio p.v. a Ariano Polesine (RO) avrà luogo la difesa volontaria tra il campione Massimiliano SAIANI (Boxe Loreni) e lo sfidante Antonio BRANCALION (Boxe Loreni) – Organiz. Soc. Boxe Loreni.

CAMPIONATO D’ITALIA PESI MASSIMI LEGGERI
La Soc. Boxe Rosanna Conti Cavini, aggiudicatrice dell’asta per l’organizzazione dell’incontro tra il campione Vincenzo ROSSITTO (Boxe Rosanna Conti Cavini) e lo sfidante ufficiale Giacobbe FRAGOMENI (Soc. OPI 2000), ha comunicato che il pugile Vincenzo ROSSITTO ha abbandonato il titolo di campione della categoria per tentare la conquista del Campionato Inter.le W.B.C.

Il pugile Emiliano VERNA (Boxe Rosanna Conti Cavini), a suo tempo nominato supplente al titolo, sarà il co-sfidante di FRAGOMENI per la disputa del titolo vacante della categoria.

CAMPIONATO D’EUROPA PESI SUPERPIUMA
L’E.B.U. ha comunicato che il 7 febbraio p.v. a Algarve avrà luogo la difesa volontaria tra il campione Boris SINITSIN (Russia) e lo sfidante Antonio Joao BENTO (PT) – Organiz. Algarve Mais. Lo abbiamo messo, anche se non ci interessa direttamente,in quanto un dei giudici sarà l’italiano Adrio Zannoni.

CAMPIONATO D’EUROPA PESI SUPERLEGGERI
L’E.B.U. ha comunicato che la Sports Network – U.K. – si è aggiudicata l’asta per l’organizzazione dell’incontro tra Salvatore BATTAGLIA (Boxe Rosanna Conti Cavini) e Junior WITTER (GB), valevole per il titolo vacante della categoria.

CAMPIONATO D’EUROPA PESI WELTER
L’incontro tra il campione Frederic KLOSE (F) e lo sfidante ufficiale Michele PICCIRILLO (Soc. OPI 2000) avrà luogo il 14 febbraio p.v. a Catania per l’organizzazione Soc. OPI 2000.

CAMPIONATO D’EUROPA PESI MASSIMI LEGGERI
L’incontro tra Vincenzo CANTATORE (Soc. OPI 2000) e Alexander GUROV (UA), valevole per il titolo vacante della categoria, avrà luogo il 28 febbraio p.v. a Roma per l’organizzazione Soc. OPI 2000.

Da fonti abbastanza attendibili, sembra che il peso massimo irlandese (attualmente risiede in America), Kevin Mc Bride, affronterà a maggio il "terribile" Mike Tyson. La sede del match? Probabilmente una città italiana!

Ad Atlantic City, il quotato mediomassimo americano Julian Letterlough, detto "Mister ko", ha battuto il connazionale Tony Menefeee per kot al 5° round. Nella stessa serata, la "tigre del Nepal", il supergallo Debind Thapa, ha sconfitto per ko al 5° round Margarito Lopez. Thapa è un pugile nepalese, rimasto negli USA dopo le olimpiadi di Atlanta. Has un record di 19 vittorie e 3 sconfitte.

Ad Atlanta, dopo circa due anni d'inattività è tornato a combattere Ebo Elder, un superleggero molto apprezzato dai tifosi americani. Elder che è un mancino, ha battuto Tyrone Wiggins per kot al 3° round.

A Kansas City, il "fantasma", così viene chiamato il peso medio americano Kelly Pavlik, per la sua abilità difensiva, ha colto il 19 ° successo su altrettanti matches, di cui ben 17 prima del limite. Questa volta ha battuto ai punti il connazionale Anthony Ivory.

Sempre a Ledyard, si è tenuta la rivincita dello straordinario match tra i supermedi Scott Pemberton ed Omar Sheika. Ancora una volta ha vinto Pemberton (che ha 37 anni) ed ancora una volta è stato un match emozionante, con i due pugili che hanno subito entrambi un knock down. Questa volta però, Pemberton, ha risolto prima del limite, esattamente al 10° round per kot Nella stessa serata, vittoria nei superwelters per l'italo americano Peter Manfredo Junior, che ha battuto per ko al 6° round l'imbattuto Sherwin Davis. Con questa vittoria, Peter ha collezionato il 20° successo su altrettanti matches. E' allenato dal padre Peter Manfredo Senior ed è guidato dal manager Vito De Luca (simm' e Napule paisà!).

Dopo essere stato sconfitto da Anthony Mundine con decisione controversa per la corona IBF del Pacifico dei pesi medi, Sam Soliman, ha collezionato una serie di 11 vittorie, conquistando la corona che gli era sfuggita con l'aborigeno e difendendola a casa d'inglesi e giapponesi. Questa volta invece a combattuto in Australia a Penrith, dove ha messo ko al 1° round l'argentino Juan Carlos Lettieri. Soliman che ha un record di 23 vittorie e 7 sconfitte è di origine egiziana ed ha 30 anni.

Grande boxe ad Atlantic City. Protagonista l'italiano Gianluca Branco. Malgrado il record immacolato dell'italiano,gli americani pensavano che Gatti avrebbe fatto un sol boccone di Branco, invece sono rimasti piacevolmente sorpresi dalla grinta e dalla velocità di colpi messa in mostra da Branco. E' una sconfitta che vale piu' di "certe" vittorie e che sicuramente porterà a Branco qualche "sostanzioso" ingaggio. Nel decimo round, Branco è styato anche "contato", ma si è ripreso coraggiosamente. Alla fine, verdetto unanime 115 a 112, 116 a 111 e 116 a 111, per l'italo canadese, ma Branco esce a testa alta e come dicono gli americani:"rimane nella fotografia!". Nella stessa serata dura ma vittoriosa prova di Francisco "Panchito" Bojado, che a limite dei pesi welters (se questo ragazzo avesse un po' di disciplina, avremmo un campione "stellare"), ha battuto il ghanese Emmanuel Clottey ai punti in 10 rounds. Nei superwelters, Kermit "la rana" Cintron , ha battuto per kot al 5° round Humberto Aranda. Per Kermit 22 vittorie su 22 matches. Per finire, ritorno sul ring per il peso massimo BJ Flores (BJ sta per Benjamin), detto il "peligroso", che è tornato alla vittoria per kot al 1° round con Christopher Hairston, dopo il "durissimo" pareggio con il tongano Asipeli (2 knock down subiti da Flores nel secondo round). Per Flores, 5 vittorie ed un pari.

Serata delle sorprese alla Wembley Arena di Londra. Michael Sprott si è preso la rivincita ed il titolo del Commonwealth su Danny Williams, ma il match è stato molto equilibrato (115 a 114) e viste le polemiche suscitate dal verdetto,ci sarà ancora una rivincita. Nella stessa serata il peso massimo russo di Frank Warren, Dennis Bakhtov ha battuto ai punti in 12 rounds, il coriaceo e duro Keith Long, per la corona intercontinentale WBC dei pesi massimi. Bakhtov ha un record di 17 vittorie e due sconfitte (entrambe riscattate nella rivincita e prima del limite).Ancora uin'eccellente prova del peso medio portoghese Eugenio Montero, che ha battuto ai punti in 8 rounds l'inglese d'origine iraniana Mehrdud Takaloo. Dopo aver cagionato un dispiacere alla famiglia Eastman, battendo il fratello di Howard, Gilbert,questa volta è toccato a Takaloo "scoprire" la tenacia del portoghese. Ricordiamo che Montero è stato sconfitto a suo tempo dagli italiani Luca Mori ed Ottavio Barone.

A Mosca il peso massimo Sultan Ibragimov, ha battuto per ko al 1° round lo sconosciuto Petr Sapun. Per Ibragimov, 10 vittorie di cui 9 prima del limite.

A Karlsruhe (Germania), l'ungherese Zsolt Erdei, ha vendicato il compagno di scuderia Mickalczeski, battendo nettamente e conquistando la corona WBO dei mediomassimi, il messicano Julio Gonzalez.Questi i cartellini dei giudici 118 a 110 ,118 a 110 e 117 a 111. Erdei ha un record di 19 vittorie di cui 13 prima del limite.

A Bradford, l'italiano Vincenzo Gigliotti, ha trovato un brutto cliente nell'inglese Eshram Pickering, detto "zucchero marrone", che lo ha battuto per kot al 10 rouind, conquistando la corona europea dei pesi gallo (era vacante).Prt Pickering, 25 vittorie e 3 sconfitte, per Gigliotti 23 vittorie e 5 sconfitte.

Donne.

A Karlsruhe, Regina Halmich ha conservato il titolo mondiale dei supermosca, battendo Johanna Pena Alvarez ai punti in 10 rounds.

A Boise (Idaho), l'ex coniglietta di Play Boy, Mia ST.John ha battuto (da peso welter), Francesca Alcanter ai punti in 4 rounds.

A Rosemont, il mediomassimo Elizabeth Kerin ha battuto per kot al 1° round Ebony Teague.

Ciao da …. quelli delle news

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