Kickboxing in rosa

THE NIGHT OF THE QUEENS

In un mondo solitamente popolato di machi, come quello degli sport da ring, una serata particolare tutta per le donne: è successo a Como.

di Ennio Falsoni


Avevo cominciato a guardare le donne con occhi diversi a partire dalle lotte del movimento studentesco nel 1968. Sino ad allora, da buon maschilisti, si pensava che l'unico posto dove potevano primeggiare era in casa o ...a letto.
Nelle assemblee universitarie di quegli anni invece, capii che le donne ci sapevano fare: molte già usavano un linguaggio e avevano visioni politiche molto migliori delle mie.
Non è il caso qui che faccia la storia dell'emancipazione delle donne nella nostra società, ma un fatto è certo : nel giro di pochi decenni, esse hanno saputo conquistarsi il rispetto dei "maschi" in quasi tutti i settori, sport compreso.
Se osserviamo bene, in alcuni sport sono ancora le donne a tenere alto il gonfalone italiano. Basta guardare un qualunque torneo del Grande Slam di tennis: in questo sport avevamo 10 donne a Melbourne, nell'ultimo Australian Open, e una di queste ha addirittura raggiunto i quarti di finale, mentre degli uomini, ne avevamo due ma usciti nei primi turni.
Dopo il ritiro di Albero Tomba , lo sci italiano fu tenuto in vita, per anni, da Debora Compagnoni e da Isolde Kostner. Per venire allo specifico della Kickboxing, ai Mondiali WAKO di Belgrado nel 2001, l'unica medaglia d'oro nel full contact, ci fu regalata da una prestazione splendida della bergamasca Barbara Plazzoli e ai Mondiali di Parigi dello scorso anno, le donne vinsero 3 ori nel semi contact!
Insomma le donne sono brave e ci sanno fare. Hanno notevolmente migliorato preparazione fisica e tecnica . Unitamente a una proverbiale grinta che solitamente mettono nei loro incontri, sanno ormai tenere degnamente la scena. Anche da sole.
E' successo a Como, in un angusto e freddo palazzetto dello sport ( se così si può chiamare) proprio lo scorso 6 marzo, a 2 giorni dalla loro festa , grazie alla promozione della palestra Millenium di Como con la collaborazione della University of Fighting di Milano che in quella sede ha presentato i suoi "gioielli".
Stefano Sirtori e Claudio Alberton, hanno fatto gareggiare le loro campionesse che sono state 4: una, presa a prestito dalla Svizzera, era Sabina Ritter di Lugano; le altre, Valeria Imbrogno, Stefania Bianchini e Laura Tavecchio. Vi dico subito che è stato un bel vedere, tanto che si ipotizza già di organizzare una cosa simile l'anno prossimo, ma in una cornice più degna, quella del Palalido di Milano.
La serata era cominciata con tre incontri di debuttanti il cui livello era quello che era. Ma ecco che, con l'arrivo sul ring di Valeria Imbrogno e della romana Rita De Angelis, già sapevo che la serata stava entrando nel vivo. Avevo ammirato la Imbrogno nel corso dell'ultima edizione di Kickboxing Superstar e pensavo proprio che potesse fare polpette della De Angelis, una giovane di origini sarde che è allenata da Giorgio Perreca da due anni soltanto, ma che solitamente milita - e con successo - sia nel light che nel full contact. La ragazzina era al suo debutto nella "kick", ma che debutto!
Nella prima ripresa Rita era in difficoltà. Gli automatismi, il tempo della "kick" sono diversi da quelli del full contact, e la Imbrogno la metteva in difficoltà con la sua proverbiale grinta. Ma già a partire dalla seconda ripresa, la De Angelis sfoderava un paio di destri che hanno fatto breccia nella solida Valeria. Incitata dall'angolo, Rita ha allora preso il coraggio a due mani, e a partire dalla terza è stata lei ad aggredifre, sempre, l'avversaria, che ha dovuto arretrare sulle asfissianti azioni a due mani della romana d'adozione che nella quarta ripresa è riuscita addirittura a far contare l'avversaria. Scontata la sua vittoria al termine di 5 belle riprese.
Mancavano 3 incontri al termine della serata e subito dopo toccava al primo pezzo da novanta: la ticinese Ritter. Ottimamente impostata di braccia ( fanno tutte anche pugilato, ovviamente), Sabina è un'atleta elegante anche nell'azione più dinamica. In possesso di potenti low-kick, ha messo subito in grandi difficoltà la quotata avversaria che era la portoghese Sonja Pereira di Oporto, atleta molto vivace e tecnica che nel suo palmares vanta anche una vittoria sull'italiana de Biase. Attaccata sin dal suono del primo gong, la Pereira è stata contata verso la fine della prima ripresa e si è capito subito che non c'era più match. Così è stato, perché nella seconda, dopo un ennesimo attacco con pregevoli combinazioni della Ritter, con la Pereira che non riusciva più ad uscire dall'angolo e a sottrarsi a una vera gragnuola di colpi, volava l'asciugamano dal suo angolo. Era la resa della portoghese e la meritata vittoria per la brava ticinese.


Stefania Bianchini è ormai atleta troppo nota per sprecare altri elogi per lei. Penso che in questo momento sia l'atleta più blasonata nella storia della kickboxing italiana, con vittorie in tutte le sigle per cui ha tirato, a garanzia della sua validità. Contro di lei , a Como, una giovanissima francese praticante di Thai di origini algerine, Dounia Tai. Stefania , galvanizzata anche per la presenza della bella e simpatica Federica Panicucci ch'era venuta apposta in prima fila per incoraggiarla, è partita dall'angolo come una sprinter dai blocchi e ha cominciato a picchiare l'avversaria come un tamburo con prepotenti azioni di calci e pugni. Alla fine della prima ripresa, Donua era già cotta e la musica, purtroppo per lei, non cambiava manco nella seconda ripresa. Dopo il terzo conteggio, l'arbitro centrale ha certamente voluto evitarle una punizione più severa e l'ha rimandata all'angolo: era il K.O. tecnico!
Ma se tutte queste ragazze mi avevano impressionato fino a quel momento, niente è stato in confronto alla prova maiuscola di Laura Tavecchio. La trentenne di Como era la beniamina di casa, allenata dal maestro Ferruccio Conti e da Claudio Alberton della University, e vanta già numerosi titoli, tra cui quello europeo Wako-Pro. Si batteva per il mondiale contro un'altra giovane francese praticante di Thai, Safia Leani, bella mora dai capelli ricci, occhi scuri e simpatico visino. Possedeva anche belle tecniche di calcio la francese, ma contro la Tavecchio di quella sera c'era poco da fare. Laura ha un destro terrificante, da uomo, e calcia con una violenza pari alla sua determinazione di schiantare le sue avversarie. Abbiamo davvero assistito ad un ottimo match sino alla fine della prima ripresa, ma anche in questo incontro, verso la fine della seconda, ecco che la Tavecchio colpisce con uno dei poderosi pugni l'orecchio dell'avversaria, che ha una smorfia di dolore.
Interviene il medico e per sospetta lesione al timpano, decreta lo stop al magnifico incontro. E' la consacrazione mondiale anche per Laura Tavecchio. E' un tripudio per tutte le donne.

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