3000 spettatori al Palalido per Kickboxing Superstar
GURKAN, L'AUSTRALIANO
In una serata illuminata dai fulminei lampi di Yoddecha e Paoli, il "ruspante"
aussy rende emozionante la sfida col bravo Sissoko, che vince.
di Ennio Falsoni
Il grande assente della 14a edizione di Kickboxing Superstar, lo splendido
spettacolo di sport da ring promosso da Lino Guaglianone della Doria di Milano,
è stato Aurelien Duarte.
Il noto campione transalpino , che neanche un mese fa aveva combattuto in
Bosnia , è stato costretto a dare forfait per il riacutizzarsi di un
vecchio malanno al tendine di Achille. Due anni fa, Aurelien è stato
operato perché il tendine se l'era strappato, e quando è sotto
allenamento intenso, ancora oggi gli si infiamma, gli provoca dolore. Allora
deve smettere di allenarsi e tenerlo a riposo. Di qui la sua rinuncia, seppur
a malincuore. Avrebbe dovuto affrontare, nel terzo e conclusivo match dopo
che tra i due si era sull'1-1 in fatto di vittorie, il suo vecchio amico-nemico
Moussa Sissoko, altra grande star della manifestazione milanese. L'unico problema
per gli organizzatori tuttavia è stato il fatto che Duarte ha definitivamente
rinunciato alla finalissima di Kickboxing Superstar solo 4 giorni prima dell'incontro.
Potete immaginarvi lo stato d'animo dell'organizzatore che aveva, in quello
straordinario incontro, il suo match vedette. Si è lavorato febbrilmente
ed è stato trovato un medio-massimo pronto a sostituire Duarte nell'australiano
Gurkan Ozkan, di Melbourne.

Gurkan ha accettato subito l'incontro anche perché, diciamolo francamente,
in quel succitato torneo in Bosnia dello scorso aprile, c'era anche lui e
Sissoko già lo aveva affrontato e battuto...sonoramente. Ozkan Gurkan
ha oggi 34 anni, la metà dei quali passati sui ring di tutto il mondo,
sempre diretto da Tarik Solak ( un tipo certamente poco simpatico e rude nei
modi) che in Australia comunque è in assoluto il numero uno degli organizzatori
di Kickboxing. E' di origini turche (c'è una grossa comunità
a Melbourne che, specie nel nostro sport, ha creato forti legami con gli australiani
di origini greche, come Stan "The Man" Longinidis, Tosca Tassis
Petridis, tanto per citare i più noti). Ebbene Gurkan fu l'atleta che
sostituì Longinidis ppunto quando questi andò K.O. conro Duke
Roufus a Foxwoods casino negli Stati Uniti nel 1995. Longinidis non potè
combattere sul ring del Forum di Assago e Tarik Solak venne con Gurkan che
vinse il suo primo titolo mondiale Wako-Pro contro il belga Coremans.
Gurkan dunque arriva a Milano solo due giorni prima dell'incontro con Sissoko,
senza un allenamento specifico e soprattutto senza sapere - forse- che il
match con Sissoko non sarà di low-kick pura ( solo calci alle gambe),
ma in thai/kickboxing ( quindi col clinch e le ginocchiate). Avendo battuto
Sissoko solo alcune settimane prima, pensava che avrebbe potuto rimandarlo
al tappeto. Grosso errore, perché ormai tutti sanno che basta aggiungere
o togliere una tecnica nel vasto repertorio dei nostri sport, e cambia tutta
la musica.
I due hanno fisici opposti e strategie di combattimento diverse. Sissoko è
alto, elegante nel gesto atletico, potentissimo nelle ginocchiate e nei calci,
meno nei pugni. Gurkan è basso per essere un medio-massimo( pensate
però che è stato anche 96 chili ed l'uomo che, battendolo per
k.o., ha chiuso definitivamente la carriera al suo amico Stan "The Man"
Longinidis, match avvenuto pochi mesi or sono), poco elastico, ma potentissimo
di pugno. Soprattutto, è un guerriero, fiero e coraggioso e resistente
come pochi al dolore.
Lo si è visto subito nel match clou di Kickboxing Superstar che chiudeva
una serata splendida. Sissoko , subito in avvio, ha piazzato alcune potentissime
ginocchiate al costato dell'avversario e Gurkan è rimasto molto provato
. Ero a bordo ring e ho visto che ha guardato all'angolo con volto molto preoccupato.
Ma è un vero professionista, sa mascherare il dolore e la difficoltà.
Ha cominciato allora a parlare a Sissoko, continuando a dirgli :" come
on".., dai, vieni, fatti avanti. E' stato un atteggiamento da spaccone
che ovviamente non è piaciuto a nessuno, tanto meno al pubblico che
ha cominciato a parteggiare apertamente per l'atleta di ebano .Poco prima
dell'inizio della seconda ripresa, Marouf Kader ch'era all'angolo di Gurkan,
lo ha preso sotto le ascelle e ha cercato di inarcargli la schiena, come per
stirargliela. Ho sentito Gurkan che ha cacciato un grido di dolore: era sicuramente
ferito al costato e mi chiedevo come avrebbe fatto a continuare. Nella seconda
ripresa, Sissoko ha trovato ancora la strada per piazzare uno splendido circolare
allo stomaco di Gurkan che, non so come, trattenendo la gamba dell'avversario,è
scivolato al suolo, sedendosi sulla natica sinistra. Pensavo che fosse addirittura
da contare, ma così non è stato. "E' finito" - dicevo
tra me. E invece, da quel momento l'australiano ha capito una cosa fondamentale:
doveva stare alla larga dalle ginocchia e dalle gambe di Sissoko. Francamente
non so dove trovasse tutte quelle energie e quella forza, ma dalla terza Gurkan
ha piazzato una serie impressionante di low-kick , tanto che, a un certo punto
della terza ripresa, Stefano Valenti,l'arbitro centrale, ha contato Sissoko
perché in difficoltà. Se le prime due riprese erano state nettamente
a favore di Moussa Sisoko, la terza ha segnato il ritorno dell'australiano.Il
successo nella terza ripresa, lo deve aver un po' rinfrancato. Aveva capito
cosa doveva fare: anzichè essere lui ad avanzare, ha cominciato ad
arretrare curando di schivare i calci del francese e rientrando appena poteva,
piazzando i suoi potenti pugni, per lo più colpi larghi, d'accordo,
ma solidissimi tanto che nella quarta Sissoko è stato squassato da
un paio di colpi che mi facevano temere il peggio per lui. La quinta ripresa,
a mio avviso, è stata la fotocopia della precedente, con Sissoko che
cercava il colpo risolutore (di ginocchio, per lo più), e Gurkan che
si difendeva bene con le braccia piegate davanti al volto e che appariva certamente
più solido di pugno dell'avversario. Al termine, entrambi i contendenti
alzano le braccia in segno di vittoria. Stabilire chi aveva vinto era certamente
difficile. Sissoko era apparso molto efficace nelle prime due riprese, era
stato anche l'atleta che aveva mostrato la miglior tecnica, ma quello che
conta nel giudizio arbitrale, sono le tecniche efficaci andate effettivamente
a segno, al di là della loro bellezza estetica. Fossi stato io a giudicare
, e dico la verità, avrei dato la preferenza a Gurkan per il numero
dei colpi andati effettivamente a segno, ma il mio giudizio, frutto delle
sensazioni di quel match drammatico, è del tutto personale e ininfluente
con quello dei giudici i quali, invece, seppur per 2-1( quindi qualcuno aveva
visto il match che ho visto io) , hanno dato la vittoria a Sissoko.Ma in fondo,
a chi importa che a vincere sia questo o quello, tenuto conto che sono entrambi
stranieri? La contrapposizione degli stili aveva creato un match per certi
versi splendido , il pubblico si era divertito e questo, alla fine, è
quello che veramente conta.
Mi sono dilungato un po' nel racconto di quello che ho visto perché
questo è il match che più mi è rimasto impresso della
lunga serata. Searata che ha presentato quattro perle.
Parlato della prima, la seconda è quella del milanese Lorenzo Paoli,
della University of Fighting di Sirtori e Alberton, che opposto all'ungherese
Gabor Kiss, già bronzo agli Europei WAKO di Jesolo,non un "mister
nobody", ha chiuso il conto nel secondo round con un guizzo di gamba,
un calcio circolare, che è andato a stamparsi perfettamente sul volto
dell'avversario che è finito gambe all'aria. Purtroppo, per un attimo,
visto che l'ungherese è stramazzato al tappeto, abbiamo temuto anche
il peggio, ma fortunatamente dopo pochi attimi Gabos Kiss si è ripreso
per la gioia di Lorenzo Paoli e del suo angolo.
La terza è il match del polacco di Mariusz Cieslinski contro il giovane
albanese dell'Unione Lombarda Lase Suat. 22 anni, anche ottimo pugile, Lase
è atleta pericoloso perché ha nelle braccia la possibilità
di sdraiare chiunque. Cieslinski, 30 anni, atleta molto più esperto,
già due volte campione del mondo anche di full contact della WAKO,
ha nella tecnica e nella velocità d'esecuzione le sue armi migliori.
Contro un tal avversario quotato, Suat poteva vincere solo se lo metteva K.O.,
ma sul piano della tecnica pura tra i due c'era un abisso e lo si è
visto subito. Usando la gamba vanti, cambiando spesso di guardia, muovendosi
agilmente e piacevolmente da una parte all'altra del quadrato, Cieslinski
ha spuntato le armi di Suat e quando questi è riuscito a piazzare almeno
un colpo, il match era finito. Troppo tardi.
La quarta perla , la migliore, quella che ha incantato, è stata la
prestazione del tailandese Yoddecha.Inserito anche lui come riempitivo di
una serata che, vista la defezione di Duarte, sembrava andare storta, è
stata la mossa azzeccata, un vero colpo. 28 anni, già uno degli atleti
di spicco al Lumpini Stadium, la Mecca della Muay Thai mondiale, Yoddecha
aveva già combattutto a Trieste tre anni fa in una promozione di Alessandro
Gotti, ma mai a Milano. Questa volta, a portarlo in Italia, è stato
Simone Falcini del Sityodtong Team di Empoli. Contro di lui, un guerriero
algerino, coraggioso e indomito, atleta esperto, Marouf Kader di Lione. Il
loro incontro è stato bellissimo, vuoi per la coraggiosa prova di Kader,
grintoso e determinato, vuoi per le invenzioni balistiche di Yoddecha,soprattutto
splendido nei suoi circolari e nei suoi penetranti calci frontali.
Con quattro incontri di tale livello,è chiaro che nella mia cronaca
passano in secondo piano tutti gli altri che, per la cronaca, hanno visto
una fulminante vittoria di Angelo Valente , in evidente ripresa, sull'ungherese
Szenagi Balazs; la convincente prestazione della bergamasca Francesca Lomboni
(entrata da poco nella scuderia della Doria) sull'ungherese Karsai Magdolna
e infine la bella vittoria del bustocco di Luigi Meligrana Michele Valleri
sul pur bravo David Vicini di Roma nell'unico titolo italiano assegnato (
75 chili) perché nel secondo, quello tra Michele Zonca e il salernitano
Stoia Aniello, è stato decretato il "no contest" per via
di una capocciata che i due si sono scambiati fortuitamente all'inizio della
seconda ripresa che li ha visti sanguinanti entrambi e nell'impossibilità
di continuare le ostilità.

In ultima analisi, una serata veramente degna di essere incorniciata, sia
per la grande affluenza di pubblico, sia per la qualità degli incontri
che per la coreografia di tutta la manifestazione, diretta dall'ormai veterano
Paolo Pacchioni e dalla new entry di un DJ tra i più noti d'Italia,
Ringo di Radio 105.
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