La scalata di Fabrizio Donato by luigi marino

Prosegue incessante la scalata di Fabrizio Donato, giovane fighter messinese, allenato e seguito dal Maestro Toni Auditore. Nell'arco temporale di un anno - Donato - è riuscito a disputare ben 10 combattimenti, in varie specialità (Thai-Kick- Full), nella categoria -70 kg., vincendone 8, di cui 5 prima del limite, pareggiandone uno ed un no-contest all'esordio tra i professionisti, opposto nella disputa di un match di Kick Boxing sul ring di Fasano, all'esperto combattente campano Aniello Stoia, che nel corso della seconda ripresa, lo colpiva con una testata, giudicata involontaria dai giudici, che gli procurava una vasta ferita alle ossa nasali. Oltre a ciò, appare sintomatico, a testimonianza delle indubbie qualità annoverate dal giovane siciliano e della pianificazione di specifici programmi di allenamenti tecnico/tattici, la vittoria tra i dilettanti di due titoli italiani, il primo il Kick ed in secondo in Thai, per k.o. alla terza ripresa (perfetto gancio sinistro al mento), ai danni del lombardo Lorenzo Stella; due corone mondiali dilettanti, una Thai nel torneo W.k.a., dopo la disputa di tre estenuanti prove e l'altra in Kick Boxing, riconosciuta dalla W.p.k.c., match clou della riunione di Teramo, opposto all'aggressivo greco Xaldisis, sempre per k.o., con splendido ed efficace hight kick sinistro in uscita, che s'infrangeva sulla mascella dell'avversario alla metà del terzo round. Naturalmente degni di giusta menzione anche gli inviti in galà

importantissimi, come il 4° e V° Memorial De Chiara di Pordenone, il Kombat Festival di Genova e la kermesse di Fasano, svoltasi nel decorso mese di dicembre, ove thai Itthipol e il nipponico Hamakawa, si contendevano il titolo mondiale W.p.k.c. di Thai Boxe -67 kg., vinto ai punti dal primo, dopo cinque riprese intensissime. Proprio nel successivo mese di gennaio, perveniva al Maestro Auditore, attraverso l'instancabile opera di divulgazione degli sport da ring, di quell'autentico guru e missionario delle stesse discipline, oltre a scopritore di talenti, che risponde al nome di Rinaldo Rinaldi, factotum della C.I.SCO. e della Federcombat, la proposta di organizzare un match tra Donato e il figlio del sol levante Hamakawa, che ricordiamo che nella passata stagione, aveva sconfitto il torinese del clan Franza, Matteo Trevisan, atleta esperto e vigoroso, già challenger in titoli europei e mondiali. Proposta un po' azzardata, allorché il messinese, malgrado le ottime performance e le innegabili qualità tecniche, rappresentava al momento solo una bella promessa, ma priva di spessore di fronte al colosso orientale (numero uno della All Japan Federation),

fighter forte fisicamente, tatticamente e tecnicamente, tanto da resistere alle bordate, anche di gomito di Itthipol, per cinque riprese e con una notevole esperienza tra i professionisti, avvalorata da oltre 60 incontri. Quantunque le ovvie riserve, l'occasione si manifestava oltremodo propizia, se non altro per compiere un innegabile salto di qualità, pertanto al di là dei rischi, veniva accettata di buon grado. La gestazione che ha preceduto la realizzazione di questo match non è stata facile, c'è voluta l'arguta opera di mediazione di Rinaldi, per appianare alcune incongruenze sul peso, una differenza di kg.1.500 grammi, tra Donato ed Hamakawa, a favore del primo e lo stile imposto dai responsabili nipponici, nelle regole internazionali della Kick Boxing (5 round da tre minuti, come nella Thai), ma senza l'utilizzo dei calzari. Sembrerebbero cose da nulla, ma in verità si rivelavano ostacoli di una certa consistenza, superati solo dopo oltre un mese di pazienti trattative. Il suggestivo scenario offerto dal palasport di Fontanafredda (Pordenone), nell'ambito del V°memorial De Chiara, compianto pugile scomparso alcuni anni orsono, organizzato da Cristian Corti, faceva da giusta cornice, abbellita da una folta cornice di pubblico, alla sfida tra Italia e Giappone, con Donato/Hamakawa da un lato e Baschieri/Horikawa dall'altro; oltre alla presenza di atleti del calibro di Antonio Medelin, l'ungherese Vulics e il thai Phat Kongram ed altri ancora. La sfida contro gli orientali, veniva aperta proprio dal match tra Donato e Hamakawa - e molti racconteranno dopo - di non aver assistito a nulla del genere o solo raramente. Il messinese partiva ad aspron battuto, ottemperando alla tattica studiata dal M° Auditore, senza alcun timore reverenziale, tempestando con combinazioni di pugni e di calci lo sconcertato nipponico, con un sequenze puntuali, andando a segno praticamente in ogni occasione ed ottenendo per ben due volte, esattamente alla seconda e terza ripresa il conteggio di Hamakawa. Specie nel secondo, subito dall' orientale "per una scarica a due mani di pugni", con high kick conclusivo alla testa, il giapponese veniva salvato dal gong e dall'intervento risolutore del presidente della All Japan…, che in pratica, nonostante gli eloquenti dinieghi, lo obbligava a continuare…! Tre round di assoluto e schiacciante dominio, con lo stesso angolo giapponese che non riusciva a raccapezzarsi. Nelle ultime due riprese - Donato - che aveva sprecato tantissimo, era soggetto al ritorno dell'avversario, che riusciva a piazzare qualche buon colpo, ricavando anche in una circostanza il conteggio dello stesso Donato, pur se guastato da un fattaccio. In pratica allorquando l'arbitro chiamava lo stop, con Donato che aveva già abbassato le braccia, in attesa dei 10 secondi previsti, Hamakawa verosimilmente non udendo il comando arbitrale, anche a causa della fragorosa bolgia generata dal folto pubblico, in piedi fin dalle battute iniziali del match, sferrava un high kick (calcio alto) destro, che colpiva il messinese tra il collo ed il mento, beccandosi i rimbrotti arbitrali e degli stessi spettatori. A tal punto, l'arbitro allo scopo di sanzionare con un richiamo ufficiale il nipponico, alzava il braccio destro di questi, traendo in inganno i rispettivi angoli e naturalmente la platea, che protestava vivacemente, credendo nella vittoria di Hamakawa. Chiarito l'antipatico equivoco, la quinta ed ultima ripresa terminava, non priva di altri scossoni ed alla lettura dei cartellini veniva assegnata una vittoria unanime a Fabrizio Donato, che compiva un'impresa epica, realizzando un sogno. La proposta di un combattimento così arduo, non ha fatto dormire sonni tranquilli al M° Toni Auditore, il quale pur credendo ciecamente nelle possibilità del suo fighter, non voleva in alcun modo sottoporlo a punizioni severe.

E' stata invece, la vittoria della sagacia tattica; un match studiato a tavolino, sezionando le caratteristiche del giapponese (un mancino) ed apportando le dovute contromisure, con un lavoro certosino e metodico con l'utilizzo dei pao e dei focus ed una preparazione fisica incentrata su determinati carichi aerobici/anaerobici, per completare i tempi e le accelerazioni presenti nel match. Adesso per Fabrizio Donato, appena 23 enne, si aprono nuovi orizzonti, che lo proiettano nella ristretta cerchia dei fighter più interessanti ed emergente in campo internazionale.

by luigi marino

www.Teamauditore.tk

 

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