Didattica e Terminologia. By Aldo chiari


L'importanza di una corretta didattica è spesso sottovalutata negli ambienti marziali. Durante la mia vita, ho avuto la possibilità di allenarmi con moltissimi insegnanti e maestri (in realtà maestri pochi), e ho potuto costatare che spesso anche grandi campioni non riuscivano a trasmettere in maniera efficace le pur ottime conoscenze. Questo derivava spesso dal fatto che non si coglieva la necessità di adattare le metodiche di insegnamento alle possibilità dei partecipanti ai corsi od agli stage.
In Oriente si utilizza una didattica di tipo "IMITATIVO":generalmente, infatti, gli insegnanti semplicemente mostrano la tecnica all'allievo, che dovrà osservarla e quindi ripeterla.
In Thailandia, gli atleti vivono e si allenano circa otto ore al giorno nel loro Kai Muay (Campo di allenamento) e quindi un processo di questo tipo è reso possibile dalla tipologia di allenamento.
Bandite quindi spiegazioni di tipo fisiologico o relativi alla meccanica del corpo.
Una didattica di questo tipo sarebbe del tutto inefficace in un contesto sociale come il nostro, dove i partecipanti alle lezioni non sono tutti giovani e generalmente si allenano due o tre volte la settimana.
Chi ha avuto la fortuna di partecipare ad uno stage o ad un allenamento con un thailandese doc, avrà sicuramente notato questo tipo di problema. Come esempio, posso citare lo stage con un grande campione del Sydiotong Boxing Camp: Nuenghpricit. Egli, infatti, passò dalla spiegazione di un calcio, all'applicazione di una gomitata e poi all'uscita da alcune prese. Stage bellissimo,ma problematico per i principianti che, altresì, in uno stage precedente, apprezzarono la semplicità di esposizione di un altro campione thailandese, Hittipol.
Hittipol, infatti, vivendo da qualche tempo in Italia aveva già capito la necessità di una didattica adattata ad un pubblico di tipo diverso.
Questo tipo di necessità ha fatto sì che in Occidente si sviluppasse un tipo di didattica relativo alle Arti Marziali o Sport da Combattimento. Mutamento fisiologico e necessario per lo sviluppo delle discipline orientali in Occidente.
Come nel Karate in origine non esistevano cinture colorate, o nel Kung Fu non esistevano le "Fasce colorate", così nella Muay Thai è nata la necessità di creare un sistema di graduazione all'interno delle scuole. Una corretta didattica, quindi, permetterà all'allievo di crescere atleticamente, mentalmente e tecnicamente.
Riguardo la terminologia, per indicare un insegnante o un Maestro, è fondamentale spiegare il significato esatto di due termini usati nell'ambiente marziale thailandese: Ajarn e Khru.
Nel linguaggio corrente della comunità civile, Khru sta ad identificare il Maestro di scuola elementare, mentre Ajarn identifica il professore, generalmente "Universitario". Nell'utilizzo marziale, ciò è ribaltato: difatti, Ajarn sta ad indicare Maestro in senso "tecnico" (cioè, l'equivalente di un Insegnante nella tradizione occidentale) ossia colui in grado di trasmettere un patrimonio tecnico e culturale dell'arte.
Khru, invece, sta ad indicare il Maestro in senso assoluto: di vita, spirituale, marziale, ecc.
Mi spiego meglio: anche l'insegnante più esperto, che abbia una conoscenza profonda e reale della Muay Thai è comunque Ajarn, poiché per essere Khru c'è bisogno di avere qualità etiche e morali superiori. Ad esempio, il M°Yotong è ritenuto universalmente un Khru, per il suo impegno coi giovani e bambini disagiati, ai quali insegna, attraverso la MT, un modo per tirarsi via dalla strada, fornendo una formazione totale al suo allievo e provvedendo ad esso in ogni modo.
Anche in Occidente, c'è questa specie di "trabocchetto linguistico": infatti, nella nostra lingua, se ci riferiamo ad insegnanti di scuola, Professore è molto più che Maestro. Ma da un punto di vista etico e spirituale, il Maestro è molto più di un insegnante (basti pensare che Cristo è detto "il Maestro" e certo non "il Professore"!!!!).
Secondo un'intervista rilasciata da Khru Yotong Senanan, a Cristian Daghio, Ajarn e Khru hanno lo stesso significato. Ajarn, però, è un termine moderno ed egli preferisce essere chiamato Khru.
Ultima variante è quella della I.A.M.T.F., federazione thailandese che preferisce utilizzare la terminologia "civile" e posporre Ajarn a Khru.
Nella mia scuola ho adottato la prima delle varianti. Ajarn ,infatti , sta ad intendere Maestro o Capo Istruttore Didattico.Il ruolo di Khru è stato dato ad honorem al Khru Yotong Senanan. In Italia ,infatti, prima che qualcuno possa fregiarsi del titolo di Khru credo dovranno passare ancora molti anni.
Nel nostro paese, ma credo un po' in tutto l'Occidente, dobbiamo lavorare ancora duramente per raggiungere gli standard qualitativi del Siam. Ed è per questo che nella mia scuola organizzo stage con i campioni thai e mi reco il più spesso possibile in madrepatria....siamo ancora agli inizi e dobbiamo lavorare molto. Ma dobbiamo farlo cercando di non occidentalizzare la Muay thai perdendone gli aspetti culturali filosofici e spesso tecnici. Chi ama questa disciplina deve studiarla e praticarla, ed eventualmente divulgarla, seguendo le direttive e gli insegnamenti dei thai.

 

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