Arti Marziali, sport da Combattimento e Tradizione.by Aldo Chiari
La storia delle arti marziali è antica quanto quella dell'uomo. Come tutte le cose , nell'arco dei millenni anche le arti da guerra hanno avuto delle trasformazioni. Le arti marziali, dette tali perché relative a Marte (Dio della Guerra), servivano ai guerrieri per difendere la libertà delle proprie popolazioni. In tutto il mondo, le varie popolazioni o tribù hanno sviluppato tecniche rispondenti ad esigenze somatiche e geografiche. Una sola cosa le accomunava tutte: L'Efficienza.
Il guerriero che tramandava l'arte era infatti il sopravvisuto, colui che non era efficace giaceva sul terreno, privo di vita. Egli studiava l'arma bianca abbinata all'utilizzo del proprio corpo come arma.Nel Krabi Krabong (Arte armata thailandese ) che significa armi lunghe e corte, per esempio, lo studio del corpo viene inserito nell'ambito delle armi corte. Infatti, nell'eventualità avesse perso la propria arma, egli stesso sarebbe dovuto essere l'arma. Nell'arco dei secoli la tecnologia ha concepito armi da fuoco che lentamente, ma inesorabilmente, hanno sostituito le armi bianche (corpo compreso). In ogni parte del mondo oggi le guerre vengono combattute con armi radicalmente diverse da quelle degli antichi guerrieri.Le arti quindi hanno subito radicali cambiamenti. Esse si sono però diversificate relativamente alle culture a cui appartenevano.
Ad esempio, in Italia, a Napoli, la tradizione dell'arte del coltello, di derivazione probabilmente Ispano -Ellenica, fu abbinata dai "Guappi" all'utilizzo della giacca nei combattimenti all'ultimo sangue fino ai primi del '900. In Oriente sotto l'influenza Buddista molte arti marziali si sono trasformate in "Via Spirituale", enfatizzando maggiormente rispetto all'Occidente Cattolico la visione introspettiva. Ecco spiegate la nascita del Karate -Do (via) del M° Funakoshi o l'Aiki-Do del M° Ueshiba. Esse infatti sono una via per vincere la battaglia più dura, quella contro noi stessi. Oggigiorno le "arti marziali" quindi, come appena detto, hanno una valenza sicuramente diversa rispetto ai secoli passati. Una frase del M° Kano (fondatore del Ju-Do)credo focalizzi perfettamente i nuovi mutamenti:"…e sono arrivato a pensare che perfezionando il jiu-jutsu si potrebbe arrivare ad un metodo educativo superiore anche al Bu-Jutsu…..così il ju-jutsu potrebbe diventare una disciplina ottima per l'educazione mentale, morale e fisica."
Un grande cambiamento non corrisponde necessariamente ad un impoverimento, bensi un'ampliamento del loro utilizzo. Nella nostra società esiste chi si occupa della sicurezza della popolazione:Esercito o forze di polizia in generale. Coloro che si occupano di questo, devono essere specializzati anche nelle tecniche all'arma bianca o nel corpo a corpo (non si può certo sparare a tutti). In questo campo l'arte marziale rimane quantomeno fedele alla sua primaria funzione che è la protezione della popolazione.
Ma esiste un'altra grande parte della popolazione che dell'arte marziale ama il lavoro di forgiatura del corpo e della mente e la utilizza per migliorare il proprio equilibrio psicofisico.
Un chiaro esempio dell' utilità sociale delle discipline marziali è sicuramente riscontrabile in ciò che ,per esempio, il maestro thailandese Yodtong Senanan fa quotidianamente, utilizzando la Muay Thai come mezzo per allontanare i bambini dalla droga; o nel "Progetto" dell'istruttore brasiliano di Pugilato Claudio Coelho (Allenatore di boxe di grandi campioni di Vale Tudo), che da 14 anni togli i bambini dalle mani della malavita. Oggi purtroppo esistono molte "guerre" giornaliere che l'uomo deve combattere. Credo che la pratica delle discipline "marziali" insegni in maniera pragmatica che bisogna faticare, sacrificarsi e lottare sempre senza arrendersi mai, in una società ricca di paradossi ed ingiustizie, e che se vogliamo essere utili alla nostra società (come un tempo facevano i guerrieri) dobbiamo fortificare il corpo, la mente e l'anima. Come dice il M° Paolo Bolaffio :"..dobbiamo essere forti per essere utili".
Resta però un problema di ordine pratico da risolvere, quello dell' "efficacia". Un tempo colui che sopravviveva, per il fatto stesso di esserci, garantiva l'efficacia di ciò che insegnava.
Ma oggi come è possibile verificare la veridicità di ciò che un insegnante afferma?
E' proprio questa esigenza che ha fatto nascere il bisogno di un "confronto di prova".
Espressione di questa esigenza sono il Lei Tai in Cina o i combattimenti di fioretto in Francia o di pugilato in Inghilterra o incontri di Kali nelle Filippine o di Vale Tudo in Brasile o di Muay Thai in Thailandia.
È qui che nasce la vera "nuova" espressione delle arti marziali: Lo sport da contatto.
Infatti, solo durante un incontro di Muay Thai o Boxe birmana o Vale Tudo o simili è possibile verificare la funzionalità e la veridicità di ciò che si pratica. Di pari passo però è necessario non tralasciare anche gli aspetti filosofici e culturali che rendono così preziose le arti marziali.
Concludo, quindi, dicendo che l'unica vera prova dell'efficacia dell'arte marziale oggi è quella del ring.
Il ring, infatti, ci da la prova più realistica possibile di cosa funziona realmente e
di cosa è mediamente inapplicabile e fantasioso.

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